«Stiamo sentendo troppe parole in libertà. Non se ne può più. Tra le guerre, il riarmo, Trump… Non ci possiamo permettere altra confusione. Stiamo andando verso le elezioni politiche e si parla del centrosinistra come di una coalizione che non è in grado di presentarsi unita agli elettori. Ma non è così». Paolo Ciani, leader di Demos e vicecapogruppo Pd-Idp alla Camera, chiede di «fare chiarezza».
Tra i voti in Parlamento e le occasioni pubbliche usate per differenziarsi, non si direbbe…
È vero, è un continuo sottolineare le divergenze. Ma non funziona così. Non c’è una sola posizione tra gli alleati, né nel centrosinistra né nel centrodestra, che governa da quattro anni. Ma quando si governa insieme si trovano dei compromessi, è normalissimo.
C’è chi dice che tra Conte e Schlein è solo una guerriglia in vista delle primarie. Quindi una volta chiusi i gazebo, vale la linea che vince?
Più che tra Conte e Schlein, è il contorno che crea confusione. Tante chiacchiere, tanti paletti da parte di tutti, dai riformisti alle interviste di Gentiloni, alle puntualizzazioni di Conte sul programma che si decide alle primarie. Dobbiamo fermarci. Troppo spesso si scatena una tempesta in un bicchiere d’acqua, come nell’ultimo voto parlamentare in cui i riformisti del Pd si sono infuriati, quando i due punti più delicati che abbiamo votato non erano nulla di nuovo rispetto ad altri atti parlamentari approvati in precedenza.
Eh, però si trattava di votare sul Safe. Non si può minimizzare la differenza di posizione del M5s. Anche quello che accade in America dimostra che l’elettorato si sta posizionando su posizioni estreme a sinistra in risposta a quelle trumpiane. Quindi il Pd in nome dell’unità rinuncia alla sua cultura di governo?
Anche io potrei essere accusato di stare su posizioni estreme, ma il mio è un “estremo” comunque ragionevole e ragionato, non ideologico. Avere convinzioni anche profonde e quindi anche più estreme e non essere ideologici, vuol dire che si è aperti al confronto con gli altri, a moderare e aggiornare le posizioni, per questo dico che i diktat non servono e la narrazione che il centrosinistra è diviso la possiamo confutare davanti a un centrodestra ancora più diviso, che però governa da 4 anni. È chiaro che nel momento in cui tu non governi ma agisci da opposizione non è che devi avere una posizione unitaria, ma se decidi di fare una coalizione per governare insieme poi trovi la sintesi.
Ma per vincere serve o no l’area moderata-riformista? Il Pd dovrebbe essere una sintesi di centro e sinistra.
Io sono per una coalizione accogliente. Quello che dico è che non ci serve oggi recriminare sulle posizioni passate dei singoli. Ognuno avrebbe da rimetterci: rimproverare determinate scelte a Renzi aprirebbe a rimproveri a Conte che ha fatto il Governo giallo-verde con la Lega. Rispetto al passato tra tutti i partiti di opposizioni è stato fatto un grande lavoro di avvicinamento. Tutti oggi si sentono parte della coalizione. Non è che stiamo parlando di improvvisazione. La segretaria Schlein, che ripete di essere testardamente unitaria, ha fatto un enorme lavoro in questi anni. Oggi siamo tutti disposti a confrontarci tra noi. Poi è chiaro che se ti confronti col 30% di consensi, le tue posizioni avranno più forza, ma tutti devono avere dignità di partecipare, senza essere esclusi e di poter apportare il loro contributo.
Le primarie sono necessarie, e soprattutto prima le primarie o prima un programma?
Penso che sia utile abbozzare un programma di massima, in cui tutti si riconoscono. Le primarie le avremmo evitate se non incombesse una legge elettorale incostituzionale, che surrettiziamente inserisce il premierato. Noi ci confronteremo con chi vorrà sfidarsi, dopodiché bisognerà essere seri e leali nell’appoggiare tutti insieme il vincitore.
La politica estera si deciderà ai gazebo?
La linea di Schlein e di Conte sulla guerra non è così lontana. Qualcuno l’ha voluta estremizzare, ma è anche una linea di ragionevolezza: nessuno vuole abbandonare Kiev ma sostenere Kiev deve andare parallelamente a un impegno per la pace.
Una pace che, tuttavia, Putin continua a non volere.
Però una cosa mi ha colpito: a un certo punto Putin ha detto che avrebbe accettato Schröder mediatore e giustamente l’Europa non lo ha ascoltato. Ma l’Europa non è stata in grado di trovare un nome accettabile. L’Ue non ha fatto molto finora.
Il Safe non è una base per una difesa comune?
Il Safe serve a riarmare i singoli Paesi, non a costruire un esercito comune. Non è uno strumento per migliorare l’integrazione militare dell’Europa.
Sull’immigrazione l’Europa si sta muovendo?
Che sia difficile gestire l’immigrazione è chiaro. In questi giorni abbiamo visto e sentito cose molto irragionevoli, anche sulla vicenda di Ceuta. Il tema viene gestito in maniera viscerale e populista. Noi della Comunità di Sant’Egidio puntiamo a un approccio umano e razionale; parliamo con Confindustria che cerca spesso lavoratori, puntiamo alla formazione. Credo che il modello Albania e il modello Uganda siano profondamente contrari ai principi fondanti dell’Europa, che così finisce per tradire se stessa.