Carceri: Ciani “rimasti a domandine cartacee, election day occasione per riflettere”

1 Giugno 2022

Carceri: Ciani “rimasti a domandine cartacee, election day occasione per riflettere”

“Non c`è solo la questione dell`accesso al voto su cui va posta l`attenzione, al di là di casi virtuosi, in generale il carcere al tempo della Pa digitale è di fatto `isolato` nella quotidianità.”

Roma, 1 giu. (Adnkronos) – E` ora di aprire una riflessione non solo sulle procedure per accedere al voto dei detenuti elettori. Ne è convinto Paolo Ciani, capogruppo capitolino di Demos e consigliere regionale del Lazio, che affronta il tema del voto nelle carceri in occasione dell’election day.

“Votare è un diritto fondamentale che non si dovrebbe perdere con la detenzione, se non disposto da una sentenza del giudice (la cd. `interdizione`) – spiega all`Adnkronos Ciani da sempre impegnato sulle tematiche sociali -, ma include molte pratiche civili che si complicano (nella migliore delle ipotesi) o si perdono del tutto con la detenzione. Mi riferisco ad alcuni percorsi per richiedere la carta identità, la residenza, il codice fiscale, per attivare le richieste legate ai diritti di cittadinanza, la pensione d`invalidità all`Inps. Il carcere è rimasto alla `domandina` cartacea che parte dalla sezione detentiva, passa dal richiedente allo scrivano del reparto (detenuto lavorante), al capoposto (polizia penitenziaria) e arriva alla sorveglianza del carcere, per essere autorizzata e iniziare il viaggio di ritorno.

Questo è l’iter per chiedere la telefonata, il colloquio, il ritiro della posta, senza considerare che con i trasferimenti da un carcere all`altro si recidono anche i fili della socializzazione e con le famiglie. Nel tempo della Pa digitale – osserva -, il carcere è di fatto `isolato` nella quotidianità, anche se esistono esempi di carceri virtuose con la posta elettronica (a pagamento)”. “La pandemia – prosegue Ciani -, per superare l`isolamento e le misure di prevenzione (che ricordiamo per le carceri, o le Rsa, ha significato il blocco dei colloqui e delle visite in presenza), ha di fatto `costretto`, forzato l`Amministrazione penitenziaria ad introdurre videochiamate, collegamenti tramite Skype e Whatsapp, a potenziare i colloqui telefonici per mantenere i legami con i familiari e i figli. Nell`incertezza degli ultimi due anni, questi collegamenti hanno di fatto permesso al sistema carcere di `reggere`”.

“Chi come me, e come tanti volontari, visita le carceri da anni, conosce perfettamente le difficoltà per ottenere le telefonate pur previste dall`ordinamento per i detenuti (ricevuta delle bollette telefoniche… immaginiamo gli stranieri). È fondamentale non tornare indietro, ma far sì che questo appuntamento politico – referendum e amministrative – sia un’occasione per tenere alta l`attenzione nei confronti delle persone e dei diritti della popolazione detenuta, parliamo di quasi 55mila persone in Italia e relative famiglie”, conclude Ciani.

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