Ciani su Avvenire «Aprire la coalizione? Sì, ma alla ‘società civile’ preferiamo quella partecipativa»

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31 Gennaio 2020


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di Roberta d’Angelo su Avvenire

Roma è diventata il riferimento dei partiti di centrosinistra, ma fa gola anche ai centristi del centrodestra: la società civile, declinata nelle varie forme di associazionismo, inserita spesso nelle liste autonome in appoggio ai candidati, è quel bacino di voti a cui cercano di attingere gli schieramenti per raggiungere l’obiettivo. E successo anche in Emilia. «La chiamerei più propriamente società partecipativa», dice Paolo Ciani, coordinatore nazionale di Democrazia solidale (Demos), consigliere regionale del Lazio nella maggioranza che sostiene Nicola Zingaretti.

Voi siete nati così, e vi trovate ad amministrare in diverse realtà locali con il Pd.

Il tema della società civile impegnata in politica e comunque dell’apporto che può dare nasce dal distacco della politica dalla cultura e dalla nascita dell’antipolitica, che ha premiato in termini elettorali ma non è la strada. Noi siamo nati per una politica che si occupi del bene comune, con la ‘P ‘ maiuscola, la più alta forma di carità. È chiaro che per Demos la società civile non sono i cooptati d tanto in tanto perché utili alla politica, ma i tanti che hanno svolto e svolgono un ruolo diverso nella società, nel mondo associativo, che possono dare un contributo diverso e nuovo alla politica. Questa è stata un po’ la scommessa.

Anche il M5s nasce dal distacco dalla politica. Crede che si possa pensare a un’alleanza strutturata?

Il percorso è ben diverso. M5s ha individuato criticità, ma senza offrire proposte adeguate. È chiaro che ha fatto leva sulla disaffezione politica. Ma non è bastato dire cosa non funziona, bisogna avere proposte e idealità prospettiche per realizzare le soluzioni. A parte le frange estreme, ci sono alcune idealità di fondo – penso all’ambiente, al discorso sulla corruzione – su cui ci si può incontrare, ma vanno interpretate con una visione globale e non parcellizzata della società. Penso che molti di loro hanno capito che l’esperienza del ‘Vaffa day’ appartiene al passato e chi vuole continuare un discorso politico deve lasciare l’idea dei duri e puri.

Anche le Sardine partono con intenzioni analoghe?

Quello delle Sardine è un movimento molto interessante, che parte da un presupposto più rispettoso nei toni e nella proposta. Ha avuto il pregio di risvegliare una parte della società che non sentendosi rappresentata dai partiti resta alla finestra.

Anche Renzi cerca il mondo dell’associazionismo.

Noi siamo nati prima di Iv, ma non crediamo nei partiti personali che si formano sulla figura di un leader.

Quanto può incidere una forza come la vostra? Col Pd governate nel Lazio.

Io sono l’unico di Demos al Consiglio regionale, ma sono riuscito a ottenere piccoli provvedimenti in favore dei malati di Sla nel Lazio, delle persone più fragili che hanno problemi di abitazione, l’assistenza domiciliare per gli anziani: offriamo alla coalizione la nostra esperienza e dove si lavora in maniera seria e collegiale si può trovare spazio.

Cercherete spazio anche a Roma?

Per le prossime elezioni i partiti si stanno già mobilitando. Noi vogliamo cambiare il senso di rassegnazione, di ineluttabilità dei romani di fronte al decadimento della città. Vedo analisi vecchie della Capitale, delle periferie, da anni 70. Bisogna capire come incidere nel tessuto sociale. Dare una mission. Non è questione di nomi.

Potrebbero risponderle che non ci sono fondi

Questo non è vero. Alcuni fondi che la Regione ha dato al Comune di Roma sono tornati indietro. E questo è particolarmente scandaloso.

Fonte: http://avvenire.ita.newsmemory.com/publink.php?shareid=555bd5f23

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