Diversamente insieme: un co-housing per essere autonome


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13 Ottobre 2023


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"Vedi quel quadro? Quei tre fiori siamo io, Carla e Annamaria ". La stanza in cui mi trovo comincia a riempirsi di un invitante profumo di minestra; mi alzo per osservare meglio il quadro e scorgo, in cucina, Annamaria, la badante, china sui fornelli. Carla è la prima a presentarsi a tavola, a passi lenti, gli acciacchi dell’età che cominciano a farsi sentire più forti. Eugenia mi congeda e la segue, le mani ancora sporche di vernice dopo un pomeriggio passato a pitturare con gli “Amici” con disabilità mentale. A vederlo sembrerebbe un pasto consumato insieme come tanti altri. Ma, a ben guardare, emana una gioia non comune, che riesco a leggere nei sorrisi complici di Eugenia, Carla e Annamaria. È il co-housing della Comunità di Sant’Egidio che, a Roma come in tante città d’Italia, si sta affermando sempre più come un modello capace di donare una vecchiaia diversa a tanti anziani soli, e la bellezza di una casa propria a tante persone con disabilità mentale.

Diversamente insieme: un co-housing per essere autonome

Iniziare una convivenza non è mai semplice, per nessuno. Bisogna abituarsi alle abitudini degli altri, magari sedimentate negli anni, come nel caso di Carla. Eugenia invece si è mostrata da subito ben disposta. Da anni lavora come assistente ospedaliera, ma soprattutto conosce bene una delle condizioni più invalidanti per le persone anziane: la solitudine. Quando le chiedo di raccontarmi un episodio toccante della sua vita, non ha dubbi: insieme agli Amici – il movimento fondato da Sant’Egidio che riunisce le persone con disabilità mentale – si reca spesso a fare visita agli anziani ospiti delle RSA romane; è qui che una delle prime volte ha conosciuto Maria.  “Era così sola” – mi ripete – “la sua vita stava terminando, così le ho voluto mostrare un po’ di affetto. Mi ha detto che sono stata la prima persona a farlo dopo tanto tempo. Aveva le lacrime agli occhi”.

Quella di Eugenia è una sensibilità dolce, che lei coltiva insieme al gruppo degli Amici. Si incontrano nella sede di Laurentino più volte alla settimana, per i laboratori di cucina o per festeggiare i compleanni, insieme ai volontari di Sant’Egidio. Ma anche per discutere con loro di temi importanti come la cura dell’ambiente, la pace, la guerra. E per dipingere, al Laboratorio d’Arte. Il quadro dei tre fiori lo ha dipinto per lei un’amica, Clara. Adesso Clara, insieme a tanti Amici disabili, vedrà le sue opere esposte all’Università Roma Tre, dopo essere transitate per il Rettorato dell’Università La Sapienza e per l’Accademia di Ungheria. La mostra è seguita dall’artista brasiliano César Meneghetti, e negli anni è approdata anche alla Biennale di Venezia e al MAXXI. All’inaugurazione dell’esposizione di quest’anno, dal titolo DIS/INTEGRATION, Eugenia ha distribuito le tante piccole opere d’arte realizzate con le frasi degli Amici: “Io sono stato un numero”. Firmato G.L. “Integrazione vuol dire che non ti lascio solo. P.L.”, “Tutti siamo stati salvati da qualcosa, per questo io dico sempre grazie. R.M.”. Poche parole per esprimere il dolore di sentirsi spesso abbandonati, ma anche la gioia di essere finalmente considerati. E, soprattutto, la consapevolezza di essere diversi ma per questo preziosi.

Eugenia conosce questi sentimenti. Non solo perché li ha provati, ma anche perché li ha visti. Negli anziani, considerati diversi perché non più abili a camminare o a vivere autonomamente e per questo lasciati spesso soli. Ma anche nei bambini disabili che andava a trovare a Grottaferrata d’estate durante le vacanze con gli Amici: “gli tenevamo compagnia, erano sempre giù, buttati per terra, non avevano nessuno”.

Queste esperienze hanno segnato la vita di Eugenia, che, dopo aver vissuto per anni con una zia anziana, per non restare sola, si è trasferita nella casa-famiglia degli Amici disabili nel quartiere di Monteverde. Un esempio di co-housing gestito dai volontari di Sant’Egidio, che, a turno, passano le giornate a prendersi cura degli Amici. Sono pomeriggi e serate che scorrono nella gioia di una tavolata di giochi insieme e che culminano nelle feste di Natale, quando ognuno riceve un dono. Speciale perché pensato per ciascuno di loro. Dopo quattro anni ad Eugenia viene offerta una possibilità: una casa dove vivere insieme a Carla, storica volontaria della Comunità di Sant’Egidio a Laurentino 38. È un nuovo inizio. Per tutte e due: lo stipendio di Eugenia e la pensione di Carla bastano per coprire le spese. La conquista di un’autonomia, ma, soprattutto, la gioia di una casa propria, unita al piacere della convivenza.

Oggi, Eugenia è quasi del tutto autosufficiente. Si reca da sola al lavoro, con l’autobus. Passeggia spesso per il quartiere di Laurentino, dove è benvoluta da tutti. A casa, con Carla, vive anche Annamaria, che le aiuta nella vita di tutti i giorni. Anche lei è parte integrante del trio, come dimostra il quadro sulla parete.

Guardo di nuovo il dipinto, quei tre fiori colorati che si confondono con i toni dello sfondo. Colori accesi, allegri, perfettamente amalgamati. Guardo il cielo, un ultimo raggio rosso di tramonto che bagna il dipinto del suo calore. Ripenso ai bigliettini della mostra: “Si, arte di amare ho imparato. M.V.” E scendo le scale sorridendo, speranzoso di un futuro luminoso per le tante Eugenia e Carla.

Gabriele Rizzi, giovane Demos

Vincitore del Bando Inclusivamente Insieme 2022, primo premio sezione giornalisti

Recentemente eletto Vicepresidente della Consulta giovanile del Municipio IX di Roma