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Domani, Giro: Non è vero che le Rsa devono essere economicamente sostenibili

15 Ottobre 2020 Martina Fabiani Nessun commento RASSEGNA STAMPA

Mario Giro su DOMANI

Le proprietà degli istituti stanno battendo cassa, aumentando i prezzi e i costi, non salvaguardano sufficientemente i lavoratori e non vogliono fare i conti con parenti e associazioni

Il nuovo Dpcm continua a prevedere che l’ingresso di parenti e volontari nelle Rsa dipende dalle direzioni sanitarie. E loro non hanno interesse a fare entrare nessuno. Prosegue quindi la politica del silenzio e dell’occultamento, per evitare testimoni. Il contagio degli anziani, infatti, è avvenuto per incuria: le direzioni hanno mescolato malati e sani, hanno lasciato gli operatori non sufficientemente protetti. Così come abbiamo chiuso i manicomi, andranno chiuse le istituzioni per anziani e rese operative soluzioni alternative che esistono già: condomini protetti, convivenze, co-housing, domiciliarità.

Continua il lockdown delle Rsa e istituti per anziani. Il nuovo Dpcm del governo non va oltre ciò che già si sapeva: l’entrata dei parenti e volontari nelle strutture dipenderà dalle direzioni sanitarie degli istituti stessi, che – lo sappiamo bene ormai – non hanno interesse a fare entrare nessuno. La situazione continua quindi ad essere quella che prevale fin da marzo: oltre alla massa di anziani morti (più della metà del totale delle morti da Covid-19) di cui la maggioranza avvenuta negli istituti, oltre alle inchieste sugli scandalosi anzianicidi di cui si sta occupando la magistratura, prosegue la politica del silenzio e dell’occultamento, per evitare testimoni.

BATTERE CASSA

Le direzioni delle Rsa e le proprietà degli istituti stanno battendo cassa, aumentando i prezzi e i costi, non salvaguardano sufficientemente i lavoratori e non vogliono fare i conti con parenti e associazioni. Le agenzie dei servizi residenziali sono state rapidissime nel chiedere altri soldi e lamentarsi con lo Stato ma non vogliono sentirsi dire che nelle loro strutture le cose non sono andate poi così bene.

Si dirà che è un’esagerazione e che molti istituti non sono così. Vero: non tutte le strutture sono gestite male o con il solo intento di far soldi, anche se il discorso «devono essere economicamente sostenibili» lo fanno tutti (pubblico e privati) ed è lì che sta la radice del male. Ma basta sfogliare qualche giornale europeo per rendersi conto in realtà che il medesimo problema avviene ovunque e non è solo italiano: in tutti i paesi c’è la polemica sull’entrata dei parenti o su chi contagia gli ospiti.

In tutti i paesi si è stabilito alla fine che il contagio è avvenuto per incuria: le direzioni hanno mescolato malati e sani, non hanno preso nessuna precauzione se non in ritardo, hanno lasciato i lavoratori e gli operatori non sufficientemente protetti. I lavoratori delle strutture sono stati (e sono ancora) abbandonati e con poche protezioni, stretti nella morsa del ricatto da licenziamento. Uno scandalo nello scandalo.

CHIUDIAMO LE RESIDENZE

Alla fine il tema è uno soltanto: istituzionalizzare gli anziani è e rimane un grave errore in sé. Si tratta di un immenso inganno in materia di politica sociosanitaria, senza se e senza ma. La commissione voluta dal ministro Roberto Speranza non potrà che stabilirlo. Non basta che la struttura sia ben gestita: rimane una forma disumana con cui abbiamo costruito la nostra società. «Dio creò la famiglia, l’uomo l’istituto», diceva Don Benzi.

Così come abbiamo chiuso i manicomi, andranno chiuse le istituzioni per anziani e rese operative soluzioni alternative che esistono già: condomini protetti, convivenze, cohousing, domiciliarità. Urge un grande piano di assistenza domiciliare nazionale come si era pensato una volta, prima di arrendersi alla logica del denaro. E non si tratta di una questione di pubblico vs privato o di sussidiarietà: comunque la si metta l’istituzionalizzazione è sbagliata. Se non c’è famiglia o la famiglia non può e non ce la fa, ci vogliono case piccole, a misura di famiglia. Le Rsa erano nate così e poi sono state stravolte dalle deroghe. Abbiamo chiuso le lungodegenze (in Francia chiamate meno ipocritamente: mouroirs) per ritrovarci la stessa cosa con un altro nome.

l punto è che non è ammissibile che la vita anziani e la vita fragile (lo stesso discorso può farsi per i disabili ma anche per i morenti) sia sottomessa a qualunque tipo di logica economica. La segregazione imbarbarisce la società. Non ci si venga a dire che le famiglie non ce la fanno: non ce la fanno perché non sono aiutate e perché si è loro insegnato ad istituzionalizzare gli anziani come unica soluzione. La vita non va mai trattata come scarto, come dice papa Francesco: qualunque vita anche la più fragile. Soli, denutriti, abbandonati, gli anziani negli istituti stanno deperendo. Molti non vedono nessuno da marzo perché non hanno parenti e i volontari non possono entrare. Anche quando va tutto bene dal punto di vista sanitario c’è un deficit umano che uccide: non ricevono visite, il cibo arriva freddo e si perde ogni gusto della vita. Il personale non è mai stato abbastanza numeroso per far giungere il pranzo caldo: molte famiglie già prima del Covid-19 pagavano un’assistenza privata in più per far mangiare meglio i propri cari. Anche i cambi dei vestiti sono divenuti ora molto più radi.

SEMPRE PIÙ ISOLATI

Vietare l’entrata (controllata e sicura, è ovvio) di volontari e parenti è una cattiveria o un tentativo per avere meno grane. In Europa l’istituzionalizzazione è ancora troppo forte. Dovremmo fare almeno come si è fatto coi ristoranti: usare spazi aperti, organizzare in modo innovativo. Anche utilizzare internet: le videotelefonate coi parenti dipendono ancora dalla buona volontà degli operatori. Le direzioni e le proprietà non hanno previsto niente di simile. La giustificazione è sempre la stessa: cablare costa. Peggio ancora: gli anziani istituzionalizzati non vengono più portati alle visite specialistiche e alla fine non vengono più curati al meglio, malgrado ai parenti sia richiesto ora di pagare di più. L’Istituto superiore di sanità dovrebbe rivedere i suoi protocolli e cambiare l’attuale modello in cui gli anziani sono considerati merce di scarto (tutt’al più utenti). Una società che si priva del contatto con gli anziani si disumanizza, soprattutto quando si priva degli anziani deboli.Dobbiamo uscire dall’ipocrisia: si parla tanto in difesa delle famiglie che non ce la fanno, ma che fare degli anziani soli e senza parenti? Almeno lasciate il volontariato occuparsi di quelli che non hanno più nessuno.

La follia di questo tempo è fare di tutto perché alla fine della vita si resti soli e si muoia da soli, senza dar fastidio. Una disumanizzazione crescente, mimetizzata da ragionevolezza o da sostenibilità economica. Con tutta questa predicazione individualista estrema e questo iperliberismo che mette tutto sulla bilancia dei costi, alla fine è normale che gli anziani stessi si sentano un peso e chiedano formalmente, come già avviene in altri paesi europei, di non essere curati e di essere lasciati morire presto.

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