DOMANI. M. Giro: La crisi nascosta degli anziani che il Recovery può fermare

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11 Gennaio 2021


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Mario Giro su Domani

La politica italiana sembra interessata alla gestione dei soldi del piano Next Generation Ue –da noi chiamato Recovery o di Resilienza e Ripresa- più che al suo contenuto. Pare che non importi su cosa verranno spessi i denari dell’Europa ma chi li spenderà e quanti poteri avrà. C’è una polemica in corso tra maggioranza e opposizione e soprattutto all’interno della maggioranza, a proposito di chi avrà i “pieni poteri”: tecnici, politici, presidenza del consiglio, ministri, commissari?

Come al solito il tema si sposta dai contenuti alla forma dell’ipotetica spesa.

La bozza del piano italiano e le successive schede che sono circolate, lascia molte cose in sospeso.

Si tratta di un’occasione unica su cui l’Italia sarà giudicata, forse per decenni. Non lo saranno maggioranza o opposizione o soltanto la classe politica: lo saremo tutti.

Il Recovery è talmente cruciale per il nostro futuro, che sarebbe utile che la società nel suo complesso fosse stata interrogata in corso d’opera. Ma gli stati generali di Villa Phampili a giugno sono solo un lontano ricordo senza frutti.

Analizzando i testi forniti saltano subito agli occhi alcune mancanze sorprendenti: per esempio il tema anziani. Si dice vagamente dell’invecchiamento ma nulla di specifico è previsto sull’aspetto sociale che dovrebbe essere completamente.

Le uniche citazioni dedicate al tema sono legate alla sanità: il solito errore esiziale di legare l’assistenza alla sanità.

Un piano nazionale di assistenza domiciliare per gli anziani è necessario, come per altre vulnerabilità ma viene citato solo quello per i disabili, cosa importante ma non sufficiente. Dai ministeri preposti si risponde che il tema sarà recuperato in seguito: un atteggiamento scandaloso dopo tutte le morti di anziani.

Non c’è nel governo una chiara sensibilità per questa strage. Ciò preoccupa anche se la crisi è alle porte. Un piano anziani aiuterebbe le famiglie e in particolare le donne, creerebbe un tessuto connettivo nella società con molteplici vantaggi, sfrutterebbe il settore occupazionale dei lavori di prossimità ora considerato residuale. In queste settimane sono state presentate varie proposte ma nessuna è stata presa in considerazione.

Un altro esempio di disinteresse del piano riguarda le zone montane interne o i borghi, visti solo attraverso la lente del turismo, quando invece sarebbero da valorizzare per un nuovo modo di abitare l’Italia mediante il digitale e i trasporti.

Oppure l’assenza totale del tema della lingua italiana: un vettore di molta buona occupazione perché molto richiesta dagli stranieri e possibile a distanza (mentre per il turismo non è possibile): non viene nemmeno citata.

Insomma un piano per molti aspetti interessante ma vecchio di concezione: si tappano i buchi ma non si coglie l’occasione per cambiare il paese dotandolo di reti di solidarietà e interconnessione dinamica, che intreccino crescita, produzione, prossimità e persone.

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