Come molti di voi sapranno il 20 ed il 21 settembre 2020 siamo chiamati a votare per il rinnovo del Consiglio regionale delle Marche. DEMOS ha deciso di partecipare a questa tornata elettorale con un simbolo composito insieme ad Italia Viva, Psi e Civici per le Marche.

DEMOS, che partecipa con suoi candidati, ha voluto mettere insieme alcune idee e stilare un programma che riassume i nostri punti programmati prioritari. Di seguito ne troverete un breve riassunto mentre in calce alcuni approfondimenti sui temi a noi più cari tra cui Sanità ed Anziani.
1. SanitĆ
Il COVID-19 ha messo in luce la dicotomia tra territorio e ospedale. Occorre una maggiore attenzione allā Educazione Sanitaria e alla Medicina di ComunitĆ , in una migliore definizione dei ruoli dei distretti territoriali, come ambito di collegamento tra le varie figure professionali e coinvolgendo i professionisti a vario livello nella costruzione di reti e percorsi diagnostico-terapeutici, anche attraverso la telemedicina. Vogliamo ridurre le file al Pronto Soccorso con una maggiore flessibilitĆ di orario di visita dei Medici di Famiglia, e ridurre le attese per le visite e gli esami specialistici attraverso prevenzione e filtro delle reali necessitĆ sul territorio. La razionalizzazione della rete ospedaliera con lāobiettivo di garantire la sicurezza dellāassistenza deve tener conto del territorio specialmente nellāentroterra con una rete di punti di salute vicino al cittadino e dellāemergenza-urgenza con un sistema di trasporto strutturato con protocolli condivisi. Occorre migliorare il governo del rapporto del pubblico con i privati, garantendo a tutti cure essenziali e di qualitĆ .
2. Politiche sociali
Famiglia. Dare rilievo al welfare della famiglia in qualsiasi sua forma perché il benessere sociale costituisce il tessuto attraverso cui una società si connette e cresce. Aiuti concreti per le mense scolastiche, il trasporto e gli asili, inclusi gli orari dalle 7,30 fino alle 18 con convenzioni con oratori e centri ricreativi per permettere alle mamme di lavorare.
Pari opportunitĆ . Il gender per Demos si riferisce alle pari opportunitĆ tra uomo e donna nella voitra della nostra comunitĆ , complementari nello sviluppo della societĆ .
Adolescenza. Creare spazi di aggregazione per gli adolescenti, che non sanno dove andare, randagi, vittima di droghe, fumo e alcool. Una scuola più a misura dei ragazzi e delle loro aspirazioni che non di programmi preconfezionati. Che si interessi a loro e alla loro indole. Che comunichi con i genitori e i ragazzi in un patto formativo. Pratica e vicina al territorio per sfornare figure utili alle imprese e allo sviluppo della nostra realtĆ . Favorire la rinascita dellāentroterra terremotato anche attraverso la scuola. Favorire lāapprendimento di mestieri.
Anziani. Senza anziani non cāĆØ futuro, ĆØ lāappello post Covid-19, fatto proprio da Demos. Vogliamo migliorare lāassistenza per le cronicitĆ e la continuitĆ terapeutica, potenziando la risposta territoriale, sia a livello domiciliare che residenziale, promuovendo lāintegrazione ospedale-territorio, e privilegiando lāassistenza domiciliare per gli anziani con aiuti alle famiglie, rispetto alle RSA.
Terzo Settore. Un ufficio per fare rete con le associazioni per la cittadinanza attiva e per rinforzare la comunicazione sui bandi e le attività . Sostenere la casa delle associazioni in tutti i Comuni o almeno quelli più grandi.
Inclusione Sociale. Vicini agli ultimi, al portatore di handicap, agli anziani, a chi vive una crisi economica e di affetti. Favorire buone pratiche di accoglienza come i corridoi umanitari. Sul territorio lavorare con le piccole associazione che seguono la persona in tutto il suo percorso dāintegrazione. Un percorso diverso invece va fatto con Ƭ rifugiati. Lavorare sullāintegrazione, a partire dalla nostra identitĆ , siamo capaci di accogliere e la nostra societĆ si arricchisce di nuove culture, di forza lavoro e di iniziative imprenditoriali. “Periferie al centro”. La povertĆ aumenta lāinsicurezza, il concetto di vicinato fa recuperare comunitĆ . Lotta alla povertĆ solidarietĆ , politiche di integrazione e sostegno al lavoro.
Handicap. Problemi regionali legati alla disabilitĆ sono ancora quelli legati alle barriere architettoniche che quelle legate alla gestione sia di bambini che anziani portatori di handicap, al contributo per acquisto ausili ancora troppo basso e non aumentato da molti anni e soprattutto adesso il problema dei cateteri per lāautocateterismo, che sembra si voglia mettere allāasta prendendo quelli più economici e non permettendo più alla persona di scegliere quello più idoneo alla sua situazione. Se ciò accadesse i costi aggiuntivi per prendere quelli giusti sarebbero alti per il richiedente.
3. Ambiente, agricoltura e turismo
La cultura dello scarto e della mancanza di rispetto per la vita produce un impatto ambientale e conseguenze sociali evidenti. Lā adattamento dellāuomo ai cambiamenti passa per la riduzione dei rifiuti favorendo i centri per il riuso, intensificando i controlli sui depuratori per un mare pulito (ricchezza per la pesca e il turismo), investendo sulle energie rinnovabili e sullo smaltimento dei rifiuti differenziati con incentivi economici alle imprese e aumentando la decisionalitĆ locale; programmare lāabbandono della plastica e la riduzione progressiva di sostanze nocive in agricoltura, anche con il ritorno dei giovani in questo settore e investimenti sullāinnovazione; migliorando la viabilitĆ attraverso il trasporto ecosostenibile e lāaccesso alle cittĆ di mare senza invaderle di auto.
4. Ripresa economica
Rivitalizzazione della Internazionalizzazione per le PMI nonché della Macroregione Adriatico Ionica (Centralità della Regione Marche nella strategia della Macro Regione Adriatico Ionica, EUSAIR) e della Cooperazione Internazionale Decentrata come opportunità di creazione di joint-ventures.
Fondi Europei. Più informazione sui fondi europei disponibili e sostegno nella redazione e gestione dei bandi per le PMI che debbono usufruirne come le grandi imprese e i piccoli Comuni che vanno idirizzati in aree per poter partecipare ai bandi. Vogliamo promuovere attraverso lāintegrazione tra Fondi indiretti e diretti e la valorizzazione delle Associazioni e del Volontariato il finanziamento di:
– Sviluppo, digitalizzazione e innovazione delle PMI – incremento delle competenze
– Messa in sicurezza delle aste fluviali, difesa della costa, attivitĆ di prevenzione
– Energie rinnovabili, reti/sistemi di distribuzione, economie circolari, biodiversitĆ
– Aree Urbane ā sviluppo sociale, economico ed ambientale, inclusione e contrasto alle povertĆ
– Aree Interne ā valorizzazione e sviluppo economico e sociale
– Efficienza della sanitĆ pubblica, prevenzione e contrasto alle dipendenze
– Modernizzazione delle istituzioni e dei servizi del mercato del lavoro, sostegno alla creazione di imprese sociali
Ricostruzione. Nel nostro entroterra devastato dal terremoto del 2016, vogliamo ricostruire le comunitĆ oltre le case, le relazioni oltre che il tessuto socio-economico. Lo snellimento delle pratiche sono un mezzo per accelerare la ricostruzione.
Giovani e lavoro. Vogliamo sostenere lā imprenditoria, le start up di giovani e allāimprenditoria femminile. Crediamo necessario un piano per il rilancio della scuola e dellāofferta formativa, accordi con le UniversitĆ al fine di costituire dei corsi dedicati che rispondano ai requisiti richiesti dalle aziende.
5. Infrastrutture e viabilitĆ
Le infrastrutture, intese come reti dei trasporti, ĆØ un antico problema della nostra regione che riguarda lāintero territorio anche se, nel corso degli anni, ĆØ stato in parte meglio affrontato e risolto limitatamente alla porzione nord del territorio regionale. Per tipica conformazione del territorio regionale, costituito da fascia costiera, fascia pedecollinare, pianure vallive di penetrazione, la questione delle infrastrutture dei trasporti si identifica in due aspetti: il corridoio adriatico e i collegamenti vallivi con lāentroterra di cui vogliamo lāefficiuentamento. Vogliamo inoltre che lo scalo aereo di Falconara sia ulteriormente ristrutturato e rilanciato.
APPROFONDIMENTO SU ANZIANI
CAREGIVER FAMILIARI: FORMAZIONE, AIUTI ECONOMICI E TUTELE PER CHI SI OCCUPA DEI FAMILIARI NON AUTOSUFFICIENTI
Dare un sostegno concreto alle famiglie che fino ad oggi hanno affrontano da sole disabilitĆ e malattie. Ć quanto si propone il capogruppo DEMOS alla Regione Lazio, Paolo Ciani, che ha depositato una proposta di legge regionale per riconoscere la figura dei Caregiver Familiari. Lāobiettivo ĆØ di garantire contributi economici, formazione, orientamento e diverse forme di aiuto fra cui periodi di riposo e ferie.
āNel nostro Paese sono tante le persone non autosufficienti, anziani e disabili, lo Stato non riesce ad offrire a tutti servizi adeguati e sono le famiglie a fare fronte a tali carenze con un impegno personale e generoso. Le istituzioni ne prendano atto e sostengano concretamente quanti si dedicano interamente o part time alla cura dei propri familiari non autosufficientiā dichiara Ciani.
Il Caregiver Familiare ĆØ chi si prende cura ā al di fuori di un contesto professionale e a titolo gratuito ā di un familiare che ha bisogno di assistenza a lungo termine, perchĆ© affetto da una malattia cronica, disabilitĆ e altre condizioni di non autosufficienza. Secondo unāindagine di ISTAT relativa al 2015 sono oltre due milioni i caregiver familiari in Italia che dichiarano un impegno assistenziale oltre le 20 ore settimanali. Si tratta prevalentemente di donne (74%), di cui il 31% di etĆ inferiore a 45 anni, il 38% di etĆ compresa tra 46 e 60, il 18% tra 61 e 70 e ben il 13% oltre i 70. Sono soggetti diversi dalle figure professionali con regolari contratti di lavoro e svolgono un ruolo decisivo a supporto di un welfare in cui la famiglia svolge una funzione cruciale.
Paolo Ciani, che ĆØ anche vicepresidente della Commissione SanitĆ e Politiche sociali, propone che la figura del caregiver familiare sia riconosciuta e sostenuta dalle istituzioni. Ć previsto che la Regione, in particolare, promuova forme di sostegno economico dirette al caregiver familiare, favorisca accordi con le compagnie assicurative per la copertura degli infortuni e della responsabilitĆ civile, promuova accordi con le associazioni datoriali per conciliare la vita lavorativa con le esigenze di cura. I Comuni e le ASL assicureranno al caregiver familiare che ne farĆ richiesta lāinformazione e lāaffiancamento nellāaccesso ai servizi necessari ai fini assistenziali, una formazione specializzata finalizzata (laddove necessaria e richiesta), supporto per evitare il rischio di burnout, il sollievo di emergenza e di tipo programmato anche in maniera ricorrente (ferie, riposo). Spesso le famiglie si trovano davanti a difficili situazioni burocratiche, rimpalli di responsabilitĆ , soggetti pubblici che non dialogano fra loro. La proposta di Demos prevede che i servizi sociali e sanitari forniscano al caregiver familiare unāinformazione esauriente sulle problematiche di cui soffre la persona assistita e le risorse operanti sul territorio, per migliorare la qualitĆ dellāassistenza.
āLa pandemia di Covid-19 e il lockdown hanno avuto effetti particolarmente pesanti sulle famiglie dove sono presenti condizioni di fragilitĆ con assistenza a carico del caregiver familiare. La nostra proposta ā che nasce da un dialogo costante con le famiglie, pilastro fondamentale della nostra societĆ ā ĆØ un passo verso modelli di cura delle persone fragili più umani e sostenibili, attraverso un aiuto concreto a quanti se ne prendono curaā conclude Ciani.
INFERMIERE DI FAMIGLIA
āLāemergenza Covid-19 ci ha reso ancora più consapevoli del ruolo e dellāimportanza della figura professionale dellāinfermiere. A tutti loro oggi, Giornata Mondiale dellāinfermiere, va il nostro ringraziamentoā. CosƬ in una nota Paolo Ciani, coordinatore nazionale di Demos e primo firmatario della legge per lāinfermiere di famiglia e comunitĆ presso la Regione Lazio.
āIl Coronavirus, peraltro, ha reso ancora più urgente lāistituzione dellāInfermiere di Famiglia e di ComunitĆ per rafforzare i servizi di assistenza territoriale ā aggiunge ā Una figura che potrebbe essere centrale per la prevenzione e la gestione delle situazioni di cronicitĆ , giĆ sperimentata con successo in alcune regioni e comuni d`Italia. Lāinfermiere di famiglia e di comunitĆ entra nelle case delle persone ā spiega ancora Ciani ā contrasta le disuguaglianze soprattutto nelle aree più periferiche e garantisce unāassistenza territoriale accessibile soprattutto a una popolazione che invecchia e presenta sempre più cronicitĆ e disabilitĆ , con la necessitĆ di soddisfare bisogni di assistenza complessi che gran parte delle famiglie non può affrontare da sola, come emerso con tutta la sua drammaticitĆ durante questa pandemia.
Riconoscere ovunque nei sistemi sanitari delle Regioni italiane la figura dellāinfermiere di famiglia e comunitĆ , oltre a migliorare inefficienza e umanitĆ lāassistenza, sarebbe il miglior modo per festeggiare questo giorno e questāanno. In cui peraltro si celebra una tripla ricorrenza: la Giornata Mondiale dellāinfermiere, questāanno dedicata anche ai 200 anni dalla nascita di Florence Nightingale, fondatrice dellāinfermieristica moderna, allāinterno dellāAnno dellāinfermiere, il 2020, proclamato dallāOMSā.
RSA E CASE DI CURA
Lāepidemia di coronavirus ha squarciato una realtĆ di sofferenza e isolamento, per lo più misconosciuta, di cui non si parla o rispetto alla quale si prova vergogna: le residenze per anziani non più autosufficienti. Il numero di contagi e di morti allāinterno delle Rsa e delle case di cura ha scoperchiato una realtĆ sempre lontano dai riflettori, facendo aprire una riflessione su come cambiare il modello fino a qui adottato e le regole e i controlli a cui sono sottoposti i privati che gestiscono queste strutture con soldi pubblici.
Ora in aula alla Regione Lazio arriva una mozione per chiudere questo tipo di strutture, cambiando radicalmente il modello di cura dei nostri anziani. āSe abbiamo chiuso i manicomi e gli orfanotrofi possiamo farle anche con questo tipo di case di riposoā, spiega Paolo Ciani di Democrazia Solidale.
Il consigliere regionale parla di āistituzionalizzazioneā, paragonando a luoghi che evocano solo lāimmagine di sofferenza e abbandono, indicando la strada di Franco Basaglia per i manicomi: aprire le porte di questi luoghi, far tornare nella normalitĆ della vita collettiva uomini e donne separate dal mondo.
āĆ emerso chiaramente che le attuali strutture, pensate per offrire una vita protetta a persone fragili, si sono rivelate contesti che hanno favorito la diffusione dellāepidemia tra le persone da proteggere come pure tra il personale dedicato alla loro assistenza.
Nel nostro Paese nel tempo si ĆØ riflettuto e dibattuto molto sulla possibilitĆ di superare modelli di istituzionalizzazione che apparivano assolutamente conformi e adatti alle persone per cui erano stati pensati, e in base a tali dibattiti si ĆØ arrivato alla chiusura dei manicomi e degli orfanotrofi, e alla nascita di nuove modalitĆ di accoglienza per le persone che vi abitavanoā.
Un approccio diverso verso la sofferenza e lāultima fase di vita delle persone anziane, apre però il problema di un intervento da parte delle istituzioni e del legislatore, per stabilire strumenti nuovi e soprattutto finanziarli, cosƬ da essere in grado di garantire la cura senza privarli degli affetti. āLe possibilitĆ sono molteplici ā aggiunge ā basta che ci sia la volontĆ politica. Dobbiamo spingere verso la domiciliaritĆ , con housing sociale pubblico o privato, residenzialitĆ leggera, condomini protetti, case famiglia, microaree. Un approccio più umano per gli anziani e le famiglie interessate e più sostenibili dal punto di vista economico per le amministrazioni pubblicheā.
Le case di cura potrebbero smettere cosƬ di fagocitare vite che devono ancora essere vissute. āIl modello attuale si concentra infatti esclusivamente sulle persone con grave compromissione dellāautosufficienza e non tiene conto dei molteplici aspetti della domanda di assistenza cosƬ come viene espressa anche da soggetti a rischio di perdere lāautosufficienzaā, si legge nel dispositivo che propone di adottare nuovi strumenti di residenzialitĆ e che sottolinea cosƬ un aspetto importante.
In queste strutture finiscono anche uomini e donne che potrebbero benissimo vivere in situazioni assistite ma non medicalizzate, vicino ai loro cari, in casa propria o in casa con altri anziani.
La delibera, che sarĆ votata e discussa in consiglio regionale, ĆØ un primo passo per aprire la strada a una discussione che dovrĆ vedere coinvolti evidentemente gli operatori del settore, le istituzioni locali e le istituzioni sanitarie. Ma da qualche parte bisogna sempre cominciare.
APPROFONDIMENTO SU SANITA’
La SanitĆ non ĆØ solo Ospedale e la Salute non ĆØ solo SanitĆ
Nel corso degli anni con i vari piani sanitari, a causa di tagli e per la mancanza di un coinvolgimento vero degli operatori sanitari, la sanitĆ pubblica non risponde più alle esigenze dei cittadini, tra lunghe file per visite mediche, mancanza di pianificazione, soprattutto per le emergenze, per un ruolo sempre più oneroroso e allo stesso tempo marginalizzato dei medici di famiglia e quindi limitata integrazione tra ospedale e territorio. Nel frattempo mentre a livello globale (SDG 3: Salute e Benessere) si parla di Universal Health Coverage, a livello locale il privato, che da una parte può apportare un valido contributo nellāottica della copertura universale, sta prendendo il sopravvento sulla sanitĆ statale che fa difficoltĆ a governare la sanitĆ nel suo insieme, mentre invece dovrebbe garantire cure di qualitĆ per tutti, proprio per il principio di equitĆ .
In questa situazione, dopo una lettura attenta dei dati e della realtĆ marchigiana, Demos Marche propone di ricentrare una sanitĆ per tutti attarverso i seguenti punti:
– Mettere al centro la persona nella sua globalitĆ e i bisogni reali; prevenire, oltre che curare.
– Coinvolgere gli stakeholders, le societĆ scientifiche e i cittadini.
– Eā cambiata la situazione demografica, con aumento della popolazione anziana e decremento della natalitĆ , con netta prevalenza di malattie croniche. In ambito pediatrico, a fronte della denatalitĆ , aumenta il tasso di nati pretermine o di basso peso o affetti da malformazioni, e aumenta la sopravvivenza di bambini con problematiche croniche. Fondamentale qorganizzare lāassistenza garantendo la sicurezza e la qualitĆ delle cure ospedaliere, la riabilitazione precoce e la presa in carico sul territorio.
– Razionalizzazione della rete ospedaliera, recependo quelle che sono le direttive del decreto Balduzzi 70/2015, con lāobiettivo di garantire la sicurezza dellāassistenza. La riduzione del numero dei reparti, mediante gli accorpamenti, ĆØ un percorso delicato da affrontare, ma possibile e necessario per migliorare la sicurezza del percorso di cura (le competenze sono proporzionali al volume della casistica trattata), le condizioni di lavoro del personale e lāutilizzo proficuo delle risorse. Il personale sanitario ĆØ nella stragrande maggioranza favorevole. I cittadini sono pronti, molti fanno giĆ il percorso di andare più lontano da casa se la qualitĆ della cura ĆØ migliore, anche se va studiato meglio il ruolo degli Ospedali di ComunitĆ . Moltissimi altri cittadini lo potrebbero capire se politici e medici si confrontassero con loro per spiegare e trovare insieme i servizi compensatori (ad esempio mettendo in campo energie per il trasporto andata e ritorno verso lāospedale o migliorando la viabilitĆ ). Accorpamenti in rete con HUB e SPOKE (ANNEX A)
– Rete dellāemergenza-urgenza: definire un sistema di trasporto strutturato con protocolli condivisi (ancora da costruire in ambito pediatrico, migliorare STAM e STEN: sistema di trasporto materno assistito (STAM) e sistema in emergenza del neonato(STEN))
– Ospedale per intensitĆ di cura, concepito per lāacuzie (quando cāĆØ un territorio che funziona): esplicitare gli strumenti di valutazione, i criteri di allocazione dei pazienti nei diversi setting assistenziali disponibili nellāOspedale organizzato per intensitĆ di cure.
– Assistenza per le cronicitĆ e continuitĆ terapeutica, potenziando la risposta territoriale, sia a livello domiciliare che residenziale, promuovendo lāintegrazione ospedale-territorio, e privilegiando lāassistenza domiciliare per gli anziani con aiuti alle famiglie, rispetto alle RSA
– Implementare la riabilitazione sul territorio, ormai solo a appannaggio del privato, tenendo conto della crescita delle problematiche di salute mentale, aumento dei problemi psichiatrici nellāetĆ evolutiva, dipendenze patologiche e disabilitĆ
– Migliorare il governo del rapporto con i privati, che ad ora ĆØ insufficiente
– Cure palliative (per adulti e bambini) preferibilmente a domicilio, valorizzando figure professionali come lāinfermiere di comunitĆ , nellāottica di incrementare sempre più la riforma delle cure primarie (decreto Balduzzi 158/2012)
– Delineare e rispettare il ruolo dei distretti territoriali, come ambito di collegamento tra le varie figure professionali e coinvolgendo i professionisti a vario livello nella costruzione di reti e percorsi diagnostico-terapeutici
– Rafforzare o creare, laddove non esista, la telemedicina
– Adeguamento dei LEA: per questo occorrono formazione e personale
– Arginare la mobilitĆ passiva: lāeccellenza possiamo averla anche nelle Marche. Occorre ripartire dalla meritocrazia, da Direttori di Struttura e Direttori Generali umili e competenti, scelti non solo sulla base dellāImpact Factor, ma sulla base della competenza clinica e gestionale dimostrata sul campo.
– Risorse: la drastica riduzione delle risorse implica una oculata allocazione dei fondi disponibili, ma non si può prescindere dal fatto che il primo investimento vada fatto sul personale, sia i termini di adeguamento degli organici, sia in termini di qualificazione.
– Formazione: dobbiamo investire nella formazione dei professionisti, creando anche un collegamento più organico con le UniversitĆ e con le societĆ scientifiche (legge Gelli), dando spazio ad un confronto con gli esperti sullāinnovazione nei vari settori della medicina.
– Prevenzione: campagne di informazione, screening, collegamento con le scuole, potenziamento dei consultori, informazione vaccinale, tutela di salute e sicurezza sul lavoro. (centro di Medicina di ComunitĆ )
– SostenibilitĆ : far fronte alla nuova epoca farmacologica che vedrĆ sempre di più protagonisti i farmaci basati sullāingegnerizzazione delle cellule del paziente: da una parte offrono nuove opportunitĆ ma dallāaltra sono caratterizzati da costi molto elevati, che quindi richiedono di rivedere i metodi di pagamento e di rimborso da parte del SSR (vedi risultati del banco farmaceutico).
– Trasparenza nellāinformazione dei cittadini sulle offerte di cura a livello regionale e dei singoli ospedali.
– Monitoraggio del livello di soddisfazione dellāutenza e del livello di umanizzazione delle cure, con sistemi di premio o penalizzazione per le strutture sanitarie, in base agli esiti.
– Ridurre le file al Pronto Soccorso con maggiore disponibilitĆ e flessibilitĆ di orario di visita dei Medici di Famiglia
– Ridurre le attese per le visite e gli esami specialistici attraverso prevenzione e filtro delle reali necessitĆ sul territorio
– Il COVID-19 ha messo in luce la dicotomia tra territorio e ospedale. Occorre una maggiore attenzione allā Educazione Sanitaria anche con un Centro di Medicina di ComunitĆ (3 D Diagnosi, dati, dispositivi e 3 T Test Trace and Treat). Occorre chiudere il Fiera-Covid e trasferire le TI nelle strutture esistenti, ampliandole (SostenibilitĆ ).
Per Demos Marche
D.ssa Emanuela Lanfranchi MD
D.ssa Barbara Perrone MD
D.ssa natalia ConestĆ MPH
ANNEX A

Per raggiungere questi obiettivi la rete ospedaliera regionale deve essere riorganizzata secondo due modelli complementari, le reti cliniche integrate, le aree di attivitĆ di livello regionale (secondo il modello Hub & Spoke).
Le reti cliniche integrate (reti integrate di servizi)
Si tratta dellāorganizzazione dei servizi presenti negli ospedali di tutte le Aziende sanitarie che, attraverso lāintegrazione con i servizi distrettuali e di sanitĆ pubblica, assicura ai cittadini il livello primario dellāassistenza in un determinato territorio, di norma provinciale (autosufficienza territoriale). La logica dellāautosufficienza prevede che, allāinterno della rete dei servizi, siano garantite a tutti i cittadini, in condizioni di equitĆ , le prestazioni necessarie ai loro bisogni assistenziali, e che le modalitĆ secondo le quali queste funzioni sono garantite tengano conto del fatto che, quando ĆØ possibile, siano gli operatori sanitari ad andare verso il cittadino e non viceversa.
Le aree di attivitĆ di livello regionale (secondo il modello Hub & Spoke)
Il modello Hub & Spoke (letteralmente: mozzo e raggi) parte dal presupposto che per determinate situazioni e complessitĆ di malattia siano necessarie competenze rare e costose che non possono essere assicurate in modo diffuso ma devono invece essere concentrate in Centri regionali di alta specializzazione a cui vengono inviati gli ammalati dagli ospedali del territorio ( āservizi ospedalieri perifericiā). Il modello prevede, pertanto, la concentrazione dellāassistenza di maggiore complessitĆ in ācentri di eccellenzaā (hub) e lāorganizzazione dellāinvio a questi āhubā da parte dei centri periferici dei malati che superano la soglia dei complessitĆ degli interventi effettuabili a livello periferico.



