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In Libia perdiamo tutto

17 Dicembre 2019 Martina Fabiani Nessun commento RASSEGNA STAMPA LIBIA, MARIO GIRO, POLITICA ESTERA, RUSSIA, TURCHIA

di Mario Giro su HuffingtonPost

Il recente intervento russo e turco in Libia mette fuori gioco l’Europa e in primis l’Italia. Rischiamo di perdere tutto, alla fine anche il petrolio. Se fossi l’Eni mi preoccuperei. Ciò vale anche per i francesi e per l’Europa in generale.

Lo abbiamo visto già in Siria e ora la storia si ripete: due potenze (una maxi e l’altra media) stanno prendendo progressivamente il controllo del Mediterraneo, mediante una sofisticata manovra competitiva e allo stesso tempo cooperativa tra i due. In Siria comandano Mosca e Ankara; dopo aver tentato un ruolo autonomo, l’Arabia Saudita si sta allineando; a Cipro (e ai suoi campi petroliferi offshore) non ci si può avvicinare senza il permesso turco; l’Egitto è preso in tenaglia e dovrà adeguarsi; Algeria e Tunisia hanno i loro problemi interni. La sponda nord (cioè l’Europa) lascia correre: non fa politica estera, non negozia, non riflette sul da farsi. Il problema è innanzi tutto italiano.

Paradossale rammentare che eravamo il primo partner commerciale di Damasco e Tripoli: ora ci manderanno via, lentamente ma sicuramente. Presi dalla nostra ossessione migratoria non abbiamo visto ciò che accadeva: l’espansione strategica turca (che l’Italia stessa cacciò dalla Libia nel 1911) e il ritorno della Russia nel Mediterraneo.

I punti cruciali sono il controllo militare dell’intera area; la sorveglianza delle rotte marittime commerciali che passano dal canale di Suez e vanno verso i porti europei (anche oltre Gibilterra); lo sfruttamento dei grandi giacimenti oil and gas (in genere scoperti dall’Eni).

I mezzi sono militari (di cui entrambi i paesi dispongono con larghezza) e politici. Quest’ultimo strumento lascia stupefatti: l’abilità diplomatica con cui Mosca e Ankara hanno risolto i loro contenziosi reciproci; imbrigliato l’Iran (anche per calmare le ansie di Usa e Israele) e trovato soluzioni pragmatiche in vista del riordino dell’intera area mediterranea è stata spettacolare.

Nessuno ci avrebbe scommesso e tale è stato l’errore di arroganza occidentale (del tipo “finché non ci mettiamo le mani noi, nulla si risolve”). L’aver fatto aspettare la Turchia per 15 mesi senza rispondere alla richiesta di missili Patriot per la difesa dello spazio aereo, ha provocato uno dei più forti elementi di novità: l’acquisizione del sistema missilistico russo S400 da parte di un paese della NATO. Inutile lamentarsene oggi: Washington poteva rispondere ma non ha voluto.

La sonnolenza (o il sonnambulismo) euro-occidentale è tale da non comprendere come ragionano potenze come la Russia o la Turchia: per esse la sicurezza alle frontiere (e oltre) è il primo punto e rappresenta un tema reale. Non ci rendiamo conto che per tali nazioni “etnico-territoriali”, i confini –assieme all’equilibrio della composizione etnica delle popolazioni che vi abitano attorno- raffigura un problema della più alta priorità.

Non sono bastate la recente guerra in Ucraina né le vecchie guerre balcaniche a rendercelo chiaro. Durante la guerra di Siria per anni Ankara ha chiesto agli euro-occidentali di comprendere la base logica delle sue apprensioni, senza ottenere nulla in cambio. Non è il nostro modo di ragionare, tuttavia è assolutamente necessario capire il modo con cui gli altri si pensano e quali sono le loro priorità.

In questa fase di caos della globalizzazione alcune potenze sentono di dover tranquillizzare i propri cittadini proprio “mettendo in sicurezza” le frontiere e rinnovando le proprie azioni nei confronti dei paesi vicini per vedere quali pericoli ne possano venire (si chiama in gergo “profondità strategica”). Tale linea sembra a noi inutilmente aggressiva, ma non così si pensano Russia e Turchia.

E non possiamo lagnarci proprio noi che dal 1964 non abbiamo ancora trovato il tempo per rispondere senza infingimenti o ipocrisie ad Ankara sulla sua richiesta di adesione alla Ue. Non è sorprendente se poi i turchi fanno a modo loro… Lo stesso si può dire sulla fretta con cui si pensò l’allargamento verso est della Nato (mentre a Pratica di Mare si era impostata la cosa diversamente) alla quale peraltro diciamo oggi di non credere più troppo. Tutto ciò fece reagire Mosca.

Gli schizofrenici non sono i turchi o i russi ma proprio gli europei: ossessionati solo dalle migrazioni e da simili temi di politica interna, non hanno visto venire nulla e non hanno preso in considerazione le preoccupazioni degli altri.

Lagnandoci dell’assenza americana, siamo stati buoni solo ad azzuffarci fra noi. Alla fine così perderemo tutto. In Libia l’Italia sta perdendo la faccia, gli interessi economici e alla fine anche energetici. Mentre noi ci siamo resi ridicoli trattando con grotteschi miliziani e dubbi trafficanti solo al fine di creare centri di detenzione (peraltro indegni della nostra civiltà), e finendo ostaggi dentro un trappolone, Russia e Turchia si sono trasformati in “fornitori di sicurezza” nel Mediterraneo, con un mix di diplomazia e forza considerevole.

E’ un modello che piace a molti e che prende in carico le fragilità della globalizzazione. In Libia il generale Haftar l’ha capito bene (mollando gli attoniti francesi) e ora aspetta che le milizie di Tripoli se ne rendano conto anche loro. In definitiva saranno turchi e russi a riportare pace e stabilità nel paese, mentre avremmo dovuto essere noi a ricostruire lo Stato libico.

Aggiungo che non basta dire che Ankara e Mosca non hanno molti soldi: non si tratta solo di una questione di denaro ma di proposta politica adattata alla realtà dell’oggi. Alla fin fine si vedrà che anche i cinesi andranno a trattare con tali potenze la tratta marittima mediterranea della “Belt and Road Initiative”, proprio per metterla in sicurezza.

Certo Russia e Turchia non temono di usare le armi e di inviare militari, cosa molto più difficile da fare per l’Europa. Ma ciò non toglie che l’iniziativa di politica estera (che si articola in vari elementi e prende in considerazione tutti gli interessi) andava presa prima. Ora forse è ormai troppo tardi.

Fonte: https://www.huffingtonpost.it/entry/in-libia-perdiamo-tutto_it_5df88570e4b03aed50f447aa

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