Maccaro (DEMOS Cassino): La solidarietà al tempo del Coronavirus

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22 Marzo 2020


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Redazione L’Inchiesta

Luigi Maccaro, assessore alla Coesione sociale, ha messo in campo in questo periodo di inaspettata emergenza una vera e propria ‘unità di pronto intervento’ di volontari. La lunghissima esperienza nel Terzo Settore lo ha abituato ad affrontare i problemi in maniera diretta, velocizzando i passaggi burocratici e, soprattutto, agendo non in modo individuale, ma in rete. Una modalità ancora non diffusa abbastanza.
Vediamo come.

L’assessorato è in campo da giorni con diverse iniziative a sostegno delle fasce più deboli e sole in casa. Com’è la situazione?

«Con la chiusura delle scuole del 5 marzo era chiaro che la situazione era ormai serissima. Tra sabato 8 e domenica 9 marzo mi sono consultato prima con alcuni capi scout, poi con il Sindaco e abbiamo deciso di provare a mettere in piedi una task force di volontari in grado di collaborare con il personale dell’Assessorato per andare in aiuto delle persone più fragili, gli anziani innanzitutto, con una serie di iniziative che ormai conoscono tutti: spesa e farmaci a domicilio per chi è solo e non può uscire, monitoraggio anziani soli attraverso telefonate, raccolta alimentare straordinaria per famiglie bisognose, assistenza psicologica in collaborazione con la Asl e assistenza agli stranieri a partire dalla traduzione in 15 lingue delle disposizioni anticontagio del Governo. I servizi funzionano da due settimane a pieno ritmo».

Quanti volontari operano sul campo e di cosa c’è bisogno realmente per offrire un aiuto?

«Lunedì 9 marzo nel pomeriggio avevamo già ricevuto circa 30 disponibilità attraverso la mail volontari@cassinosociale.it. Ad oggi abbiamo oltre 50 disponibilità ma non riusciamo ad attivarle tutte perché non abbiamo lo spazio fisico per far lavorare le persone. L’Assessorato ha a disposizione solo 3 stanze e questo è un altro problema serissimo che deve essere risolto al più presto: abbiamo bisogno di spazio.I volontari sono la cosa più bella di questi giorni. Persone più o meno giovani che con discrezione, quasi in punta di piedi, lontani da microfoni e telecamere ma vicini a persone sole, anziane, ammalate portano beni di prima necessità o fanno loro un po’ di compagnia al telefono. Il Comune – e lo dico con vergogna – non è riuscito a garantire loro neanche una mascherina, ognuno si è arrangiato ma nessuno si è lamentato, a differenza di qualche impiegato comunale. Il volontariato continua ad essere una colonna portante della nostra società ed un ausilio irrinunciabile per le pubbliche amministrazioni spesso ingessate da mancanza di fondi, di personale e da eccesso di burocrazia.Per dirne una: alcuni cittadini mi hanno contattato per chiedermi se potevano fare offerte in denaro per le famiglie più disagiate. Ebbene, dal 13 marzo ancora non si è riusciti a predisporre gli atti per poter ricevere queste donazioni su un conto corrente dedicato. Confido che ce la faremo sperando che non sarà troppo tardi per qualcuno».

Come cambia la solidarietà delle persone nel tempo del virus?

«Siamo tutti abituati a parlare del bene comune. In questi giorni ci tocca parlare di un male comune perché il virus è un male che riguarda tutti. Ed è così che riscopriamo la nostra fragilità, sentiamo che poi alla fine non è vero che siamo così forti come vogliamo far apparire e che abbiamo bisogno degli altri. La fragilità è la cosa più potente che abbiamo perché ci mette in moto le risorse migliori: la sensibilità, la pazienza, la cura dell’altro. La fragilità è la radice della solidarietà, cioè non aiuto il prossimo perché sono bravo, aiuto il prossimo perché mi fa bene e nell’aiuto reciproco si realizza la vera vocazione dell’umanità. Dobbiamo cercare, anche in questo frangente così doloroso per il Paese, quella ricchezza umana che spesso dimentichiamo a causa dei nostri pregiudizi. Il virus è una ferita profonda ma può avere un effetto collaterale positivo se lo sappiamo cogliere».

Stranieri, emarginati, senzatetto. Di loro non si parla più. Sono tornati ad essere invisibili?

«Sono gli ultimi tra gli ultimi e anche il motivo per cui dovremmo essere molto più operativi e direi anche coraggiosi nelle scelte. Proprio ieri si è presentato un caso di un senzatetto che per motivi di sicurezza non poteva essere accolto in una struttura. Bisogna inventare soluzioni nuove come al tempo in cui il Consorzio aveva l’unità mobile del progetto Clochard o come a Exodus dove abbiamo predisposto dei locali per la quarantena».

A proposito di Exodus, come sta vivendo questo periodo?

«La comunità funziona regolarmente ma a porte chiuse. Abbiamo sospeso tutte le altre attività e predisposto un protocollo per i nuovi ingressi che dovranno sottoporsi ad un periodo di isolamento rispetto al resto della comunità. Per il resto niente visite dei familiari, sospese tutte le attività esterne per il reinserimento sociale e in cascina non può entrare nessuno. Gli operatori non impegnati nelle attività di riabilitazione con i tossicodipendenti sono in ferie o in cassa integrazione. Per i ragazzi non è facile, in compenso sentono i familiari via skype più spesso. I nostri educatori, tutte le mattine vanno sul posto di lavoro, nonostante le paure e sprovvisti di qualsiasi protezione, con professionalità e passione, facendo spesso doppi turni per coprire altri colleghi più fragili, più a rischio».

Le politiche sociali al tempo del virus: quali criticità ritiene siano prioritarie in questo momento?

«In Assessorato ci siamo organizzati per non chiudere il servizio anche se alcuni assistenti sociali lavorano anche da casa. Certo, se avessimo avuto le cartelle sociali informatizzate che sto chiedendo dal primo giorno che ho messo piede in Assessorato, sarebbe più facile continuare a seguire in remoto le famiglie fragili, i minori a rischio, le persone socialmente più vulnerabili, gli anziani che frequentano i centri sociali e, soprattutto, quelli che non li frequentano o le famiglie dei disabili. Ma il dissesto è anche questo, non poter spendere 5.000 euro per adeguare il lavoro sociale ai tempi moderni. Questa, insieme alla carena di spazi per il lavoro degli assistenti sociali è una delle tante criticità. Dopodiché, se anche l’Europa ha sospeso il Patto di Stabilità, non capisco perché un Comune, seppure in dissesto, non possa scegliere di mettere risorse per contenere l’emarginazione sociale. Resta il fatto che questo è un sistema che va completamente rinnovato, anche tecnologicamente. Le procedure burocratiche per me sono insopportabili, che ci posso fare? Mai come oggi abbiamo bisogno di politiche sociali e di operatori sociali e invece si va solo e sempre verso la contrazione delle risorse. In queste ore l’emergenza è sanitaria ma quando rientrerà la pandemia rimarranno le conseguenze sociali: imprese chiuse, gente senza lavoro e senza casa, diritti sociali negati.Abbiamo davanti una sfida importante per la città di Cassino e la Regione Lazio non può sottovalutarla come ha fatto finora. Servono misure economiche straordinarie che non si perdano nei livelli intermedi. Fuori dai denti: Cassino dovrebbe ricevere risorse regionali proprie che non passino per il Consorzio dei Servizi sociali. Con il Direttore Tartaglia c’è un’ottima collaborazione ma le esigenze di una città come Cassino sono profondamente diverse da quelle degli altri Comuni più piccoli».

Le polemiche politiche di questi giorni?

«Chi fa polemiche in questi giorni o è sciocco o è in malafede. Questo è il tempo in cui le persone serie riconoscono di avere un nemico comune che si chiama Covid-19, un nemico con cui non si scherza, non si può essere approssimativi, un nemico che ha già provocato migliaia di morti e che vede medici e infermieri rischiare la vita per aiutare il Paese ad uscire da questa tragedia. Chi fa polemica in questi giorni lo fa in modo pretestuoso per guadagnare un po’ di consenso attraverso i social e trovo che sia veramente triste. Non che non si debbano fare critiche, per carità. Però soprattutto in questi giorni basta con la superficialità, la mancanza di argomenti, l’incapacità di rispettare il lavoro delle istituzioni manco fossimo ancora in campagna elettorale. C’è sempre quello che la sa più lunga degli altri e si mette a spiegare su facebook cosa dovrebbe fare il Sindaco. Peccato che in questi giorni non si renda conto di essere più che mai fuori luogo».

Andratuttobene e iorestoacasa sono solo slogan oppure voi che siete in prima linea ci credete davvero?

«Gli hashtag vanno presi per quello che sono. Io ho i miei: #cassinosolidale e #cassinorisponde. Io so che dobbiamo fare del nostro meglio, anzi dovremmo fare l’impossibile per andare incontro alle persone che in questo momento stanno vivendo malissimo. Che senso ha dire che andrà tutto bene se poi non si ha un centesimo per attivare forme di contenimento del disagio sociale?».

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