M. Giro su Domani: I terroristi tolgono l’islam dalla storia per usarlo come arma

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1 Novembre 2020


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Mario Giro su DOMANI

Anni fa l’islam era visto in maniera molto più simpatica se non esotica. Ma oggi la propaganda dei numerosi gruppi radicali islamisti, terroristi e jihadisti, è imperniata su un linguaggio e su concetti islamici che mirano ad una “guerra permanente”. Dietro la terminologia islamica dei jihadisti contemporanei si cela una trasformazione: un neo-prodotto religioso che strumentalizza la religione mediante un mix di concetti rimaneggiati, di provenienza non islamica e anche occidentale. Il problema è che l’islam tradizionale pare cedere a tale versione senza riuscire a ribellarsi. Del resto, fin dall’epoca coloniale l’islam riformista-conservatore è evoluto lungo la doppia cifra della competizione ed imitazione dell’Occidente. Una specie di odio/amore.

La condanna dell’università di Al-Azhar, la massima autorità dell’islam sunnita, è senza ambiguità: «Sono gesti terroristici orrendi e non possono essere ispirati da nessuna fede religiosa. Non bisogna abbassare la guardia sui discorsi di odio, intolleranza e violenza». Davanti alle tragiche uccisioni di Nizza (dopo quella di Parigi), per andare oltre le emozioni e trovare le giuste risposte, è necessario far luce su ciò che ha portato l’islam ad essere percepito come una minaccia globale e che rischia di scavare un abisso tra i suoi seguaci e il resto del mondo.

Non solamente gli occidentali ma anche gli induisti, i cinesi, i russi, la gran parte dei popoli asiatici e africani, guardano oggi all’islam con grande sospetto e spesso con astio. Nell’immaginario collettivo globale, della nota teoria del “clash tra civiltà” (ciclicamente sostenuta o avversata) oggi resta soprattutto una paura diffusa dell’islam. Ai non musulmani quest’ultimo pare essere alieno alla convivenza globale. Sono sempre più numerosi gli osservatori occidentali o asiatici pronti ad affermare che il problema risiede nell’islam stesso: una religione intrinsecamente violenta ed eversiva da contenere solo con la forza.

Dal momento che siamo di fronte ad una civiltà di 14 secoli, basta un po’ di profondità storica per capire quanto tale posizione sia scorretta e ingannevole. Se fosse vero che l’Islam è per sua stessa essenza nemico di tutte le altre civiltà ed incapace di convivere con esse, saremmo da tempo immemore in guerra permanente con circa 1,5 miliardi di persone. Ma ciò non accade.

Nondimeno occorre ammettere che qualcosa nel mondo musulmano si è rotto, provocando un deterioramento nell’immagine pubblica dell’islam. Per inciso va rammentato che non sempre è stato così: anni fa l’islam era visto in maniera molto più simpatica se non esotica. Ma oggi la propaganda dei numerosi gruppi e movimenti radicali islamisti, terroristi e jihadisti, è imperniata su un linguaggio e su concetti islamici che mirano ad una “guerra permanente” e irriducibile.

Alcuni studiosi e commentatori più attenti spiegano che non si tratta dell’islam storico ma di una forma di riduzione della religione che avviene – paradossalmente – per contatto con la modernità. Dietro la terminologia islamica dei jihadisti contemporanei si cela una trasformazione: un neo-prodotto religioso che strumentalizza la religione mediante un mix di concetti rimaneggiati, di provenienza non islamica e anche occidentale. Ad esempio lo stesso “jihad” è proposto dai reclutatori come una scelta individuale e non comunitaria com’è nella tradizione giuridica islamica.

Dai lupi solitari siamo passati addirittura a terroristi sorti dentro un “jihad d’atmosfera”, quello che ha portato agli attacchi recenti. Le conversioni a questo tipo di islam estremo avvengono ormai per via telematica e con abbondante utilizzo della psicologia contemporanea. Il punto è che l’islam tradizionale pare cedere a tale versione senza riuscire a ribellarsi. Infatti tale reinvenzione della religione è stata facilitata dall’aver architettato una filiazione storica per il neo-islam globalizzato e senza radici.

Gli sono stati cioè cucite addosso delle garanzie di autenticità in realtà fase. Esiste uno storytelling del salafismo e del jihadismo contemporanei che li hanno resi popolari al punto da creare adepti senza nemmeno bisogno più del reclutamento e dell’addestramento. Infatti tali giovani terroristi compiono l’atto infame di uccidere in nome di Dio senza nemmeno aver mai incontrato nessun cattivo maestro…potenza della DAD, la “didattica online” si potrebbe dire.

Non bisogna credere che alla base non vi sia stata alcuna elaborazione o che si tratti di frutto dell’improvvisazione: da troppi anni dura tale processo di radicalizzazione e va preso molto sul serio. Fin dall’epoca coloniale l’islam riformista-conservatore è evoluto lungo la doppia cifra della competizione ed imitazione dell’Occidente.

Una specie di odio/amore, come poi avverrà anche nei confronti d Israele, avversato ma anche invidiato per la sua potenza. I temi ricorrenti sono la frustrazione e l’umiliazione degli arabi da un lato, la rabbia e un generale senso di ingiustizia dall’altro. “L’Islam è la soluzione” rappresenta il semplicistico slogan di tutti i movimenti riformisti islamici, dai pietisti più pacifici ai jihadisti passando per i salafisti. Di quale islam si tratta? La narrazione è quella della mitica epoca d’oro dei “califfi ben guidati”.

Essi rifiutano tutto ciò che è avvenuto nella storia musulmana dopo i primi quattro califfi (i successori di Maometto). Già dalla fine del XIX° secolo i primi salafiti propagandavano un islam destoricizzato: la storia non può contraddire il testo sacro, quindi la storia non esiste oppure è stata ereticamente deviata.

Secondo tali pensatori intransigenti ciò che fu elaborato nella ricca tradizione musulmana (le scuole religiose, il dibattito creativo dei primi secoli, la cultura araba erudita nelle raffinate corti di Baghdad e Damasco o dell’Andalusia musulmana, l’astronomia, la medicina, l’algebra e le cifre ecc.) contiene già la degenerazione successiva e spiega la decadenza araba.

Il risultato di tale odio della storia e disprezzo per la cultura ha prodotto un inaridimento della proposta religiosa ed il sorgere di una teologia disincarnata. In tale versione l’islam diviene scarno ed essenziale, ridotto ai dogmi indispensabili della pratica religiosa (come ci si veste, si mangia ecc.), assoluto ed egualitario, rigorista e settario, antigerarchico e protestatario. Tale è la base ideologica dei terroristi odierni.

Commenta lo specialista di islam riformista Olivier Roy: «Le forme di violenze dei radicali islamici […] rientrano nello spazio della contestazione anti-imperialistica più che nel campo della tradizione religiosa… ». È un islam-utopia che vuole creare l’uomo nuovo. Si tratta di un processo alienante molto simile a quello dei khmer rossi: tutto il passato è impuro e va distrutto.

La corrente radicale islamica contemporanea che ha elaborato tale narrazione compie un lacerazione: reinventa l’islam spostandolo fuori dal suo alveo culturale. Siamo pertanto davanti ad una estraniazione dell’islam dalla sua storia, ridotto a utopia della rivolta. Così facendo si finisce per piazzarlo dentro la lunga lista di ideologie nichiliste antagoniste e ribelliste degli ultimi due secoli.

Per i jihadisti odierni non c’è heimat terrena né cultura di riferimento: la patologia di tale prodotto religioso è proprio il suo divorzio dalla cultura araba e da tutte le altre culture che l’islam ha incontrato sul suo cammino (iraniana, turca, centroasiatica, kurda, hurdu, indonesiana ecc.), considerate ‘impure’ e devianti.

Un islam così destoricizzato e deculturato si presta a molte manipolazioni e la sua vicenda si riduce solo a quella alienata di una nuova edizione del totalitarismo rivoluzionario. Pensandoci bene un medesimo processo sta avvenendo anche nelle altre religioni, seppur ad una intensità minore. Si compie cioè un divorzio tra la religiosità delle masse, ancora sensibili alla speranza escatologica, e il pensiero (ormai secolarizzato) di antagonisti che alienano la religione storica trasformandola nell’ultimo avatar dell’incubo nichilista.

Era già accaduto all’Occidente di produrre tali mostri a partire dal suo crogiuolo culturale: ora tocca all’Oriente. La frontiera tra le civiltà non esiste più e ogni tipo di contaminazione ibrida diviene possibile.

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