Papa Francesco esorta a sostenere con la preghiera la didattica a distanza (da cui sono tagliati fuori quasi il 10 per cento dei ragazzi)

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24 Aprile 2020


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Il FarodiRoma

“Preghiamo oggi per gli insegnanti che devono lavorare tanto per fare lezioni via internet e altre vie mediatiche e preghiamo anche per gli studenti che devono fare gli esami in un modo nel quale non sono abituati. Accompagniamoli con la preghiera”, ha detto Papa Francesco prima della messa di oggi a Santa Marta. Un invito dunque a sostenere la didattica distanza con la preghiera, ma anche un forte richiamo a sensibilizzarsi perché si faccia ogni sforzo perché possa effettivamente funzionare.

“Questo tempo di emergenza – ha denunciato nei giorni scorsi il coordinatore di Demos Paolo Ciani – sta acuendo le disparità: dalla chiusura delle scuole molti bambini e ragazzi non hanno più seguito il percorso scolastico iniziato. Spesso per marginalità sociale, per povertà e mancanza di mezzi informatici, per arretratezza culturale delle famiglie o “dimenticanza istituzionale”.

Bisogna andare a cercare questi bambini e ragazzi e “riportarli” a scuola: è un imperativo per tutti”.

I dati Istat mostrano le diverse facce della nostra società: il 42% dei minori in Italia vive in condizione di sovraffollamento, il 7% in grave disagio abitativo. Se a questo aggiungiamo il gap informatico i dati si fanno ancora più crudi: 850.000 ragazzi tra i 6 e i 17 anni non hanno un computer o un tablet a casa.

“Ci sono situazioni di difficoltà – ammette il segretario dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli – la difficoltà maggiore è quella di raggiungere gli studenti che non hanno accesso a internet. Alcuni di loro hanno il computer ma non hanno una linea di connessione, per cui l’insegnante che tiene la lezione a distanza si trova nell’impossibilità di contattarli”.

“D’altro canto – sottolinea Giannelli – un rapporto dell’Istat di due anni fa affermava che un quarto delle famiglie italiane non accede a internet. E’ un dato probabilmente modificato, ma indica che l’Italia non è un paese moderno da questo punto di vista”.

Secondo i dati più recenti si tratta di una minoranza più ridotta rispetto al dato di due anni fa, ma ancora piuttosto rilevante: la percentuale dei ragazzi che non dispongono di nessuna connessione, né mobile o fissa, è oggi parole al 9%. Un digital-divide che, al momento, sembra legarsi più ai problemi pregressi e strutturali della connessione italiana piuttosto che alla presenza o meno di abbastanza device in casa.

Quello della difficoltà di avere un collegamento adeguato non è però l’unico problema strutturale rilevante. Secondo i dati del think tank RUR, quale partecipano, tra gli altri, Cdp, Unipol, Federcasa, Intesa Sanpaolo e Tim, le abitazioni in Italia misurano in media 81 metri quadrati, contro i 95 del Giappone, i 97 della Spagna e i 109 della Germania. Una situazione, quella della ristrettezza abitativa con il 41% dei minori che vive in situazioni di sovraffollamento, che crea più impedimenti all’apprendimento a distanza di quanto non lo faccia la mancanza di strumentazione adeguata. Riuscire a trovare una stanza per concentrarsi e seguire la lezione può diventare molto difficile a prescindere che si usi un tablet, un PC o smartphone.

Filomena Albano, garante per l’infanzia ha descritto al Sole 24 ore le difficoltà del momento attuale per i ragazzi. “In questo periodo a bambini e ragazzi è stato chiesto di sostenere sacrifici enormi e loro hanno dato dimostrazione di grande resilienza. L’emergenza ha esposto i minorenni al rischio che le loro necessità e i loro bisogni fossero messi in secondo piano. Occorre ora rovesciare la prospettiva, puntando sui diritti dei più piccoli e ponendo al centro le persone di minore età. È il momento di prendere in considerazione quanto questi ultimi mesi sono costati ai bambini e agli adolescenti in termini di compressione dei diritti, in particolare del diritto al gioco, alle relazioni, all’istruzione, allo sport, alle attività ricreative”.

Secondo Albano, “la compressione dei diritti è stata necessaria nella fase emergenziale per tutelare la salute, ora occorre programmare la ripresa operando adeguati bilanciamenti. Questa valutazione richiede l’apporto di professionalità diverse, per questo ho proposto al presidente Conte di inserire nella task force destinata a occuparsi della Fase 2 anche un esperto che abbia competenze trasversali sull’infanzia e sull’adolescenza e sul sistema di tutela minorile”.

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