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Paolo Ciani

Grazie grazie mille a tutti e con grande emozione, anche da papà che intervengo dopo di detti, ringrazio veramente di cuore di essere qui con noi e di quello che hai portato e ci hai portato.
Fatemi ringraziare molto Demos, comunità democratica, Basilicata, casa Comune per campo-base per aver deciso di organizzare insieme e lo sottolineo insieme questo nostro evento grazie ai tanti ospiti deputati, senatori e assessori, sindaci, consiglieri che sono presenti a chi è ci ha mandato messaggi di simpatia oggi c’è con noi, Vincenzo Spadafora che ha organizzato il movimento Primavera, Jean ci ha scritto,
Mimmo Portas dei Moderati del Piemonte, tanti si sono associati a questa nostra iniziativa e grazie a tutti i relatori e soprattutto ai tanti tantissimi partecipanti che oggi sono stati con noi questa mattina.
Abbiamo affrontato temi importanti e avanzato proposte puntuali, soprattutto abbiamo ascoltato e ci siamo ascoltati, guardate, l’ascolto è un’attività sempre meno praticata, ma tanto tanto necessaria lo ha ricordato i giorni scorsi anche il presidente Mattarella, che salutiamo sempre con stima, ha detto.
Ha detto, l’ascolto dovrebbe essere un’attitudine delle più praticate ascoltare e anche la strada per la pace, e noi lo crediamo da tempo e invece si ascolta sempre di meno tra individualismo spinto e velocità dei social, eppure viviamo un tempo difficile, un tempo in cui crescono diseguaglianze, insicurezze e insieme cresce in tanti la tentazione della rassegnazione tanto non cambia mai nulla.
Questa rassegnazione è il terreno su cui spesso prosperano scorciatoie autoritarie paure organizzate polarizzazione che divide impoverisce la vita democratica, noi crediamo che l’Italia abbia bisogno di una politica nuova, non perché più aggressiva, ma perché più giusta e credibile, nuova, perché capace di stare nella realtà di ascoltare, di scegliere priorità, di risolvere i problemi, di tenere insieme persone e istituzioni, comunità e competenze, siamo convinti che bisogna dare rappresentanza a tanti nostri concittadini che oggi non si sentono rappresentati, quelle solitudini di cui parlava Gaetano Manfredi e lo ringrazio tanto della sua presenza lo sappiamo,
Lo sappiamo, c’è sfiducia nei partiti, nella politica, nei politici spesso le dinamiche politiche sono respingenti, talvolta anche qualche politico lo è, ammettiamolo, ma sappiamo bene che indebolire la democrazia vuol dire indebolire la libertà, i diritti, la dignità di ognuno e noi difenderemo sempre la democrazia con cura perché noi abbiamo fiducia nella democrazia a differenza di tanti altri oggi abbiamo parlato di alcuni temi importanti, altri ne affronteremo insieme.
Prossimamente penso alla questione sociale, che è tornata centrale, il costo della vita, che aumenta gli stipendi e le pensioni che restano fermi. La mancanza di casa è diventata un’emergenza e poi il lavoro che troppo spesso non libera, ma sfrutta il lavoro povero, precario, insicuro. Pensiamo a ciò che dicevamo sull’Elettrolux a Fabriano, un lavoro che costringe troppi i nostri giovani a lasciare il proprio Paese. In 10 anni 630.000 giovani hanno lasciato l’Italia per andare altrove, dopo aver studiato qua che perdita enorme, che il lavoro è un lavoro che allontana i giovani del proprio Paese e un lavoro che addirittura uccide. Lo scorso anno 1.093 persone sono morte sul lavoro, più di tre decessi al giorno. Una strage, lo dico con chiarezza, non è più tollerabile Morire di lavoro morire sul lavoro
La sicurezza di cui tanto parla qualcuno è un diritto di tutti, ma viene usata come propaganda, noi vogliamo sicurezza reale, fatta di legalità in un Paese che ha espatriato case.
Portato mafia e criminalità organizzata in tutto il mondo e che ancora ha vergogna e paura di parlarne all’interno del proprio Paese. Noi vogliamo una sicurezza vera, fatta di legalità, prevenzione, presenza dello Stato, coesione sociale, non di slogan che dividono, alimentano odio e non risolvono i problemi e fatemi in questo ringraziare di cuore, fatemi ringraziare di cuore, Gino Cecchettin, perché io l’ho sentito per la prima volta alla Camera le sue parole sono una preziosa testimonianza di quello che vuol dire vivere la sicurezza quotidiana anche dopo un dramma tremendo come quello che lo ha colpito. Grazie, Gino
Penso poi alla trasformazione demografica profonda che sta vivendo il nostro Paese. Denatalità, invecchiamento, chiedono un bel fare, un welfare nuovo, cure domiciliari e sanità territoriale, sostegno ai caregiver familiari, nuove forme di abitare solidale, servizi che aiutino davvero a conciliare vita e lavoro. Favorire la natalità non significa imporre modelli, ma creare condizioni perché avere figli non diventi una penalizzazione, contrastando anche il gender gap, che colpisce ancora troppe donne, costrette a scegliere tra lavoro e maternità e diciamolo con chiarezza anche questo diciamolo con chiarezza. Mettere al mondo i figli non può essere una delle principali cause d’impoverimento personale e di una famiglia qualcosa non funziona, è inutile continuare a parlare di denatalità, vogliamo guardare anche, però, con realismo all’Italia che già esiste una società plurale
In cui l’integrazione dei nuovi cittadini e parte della normalità e una realtà per una comunità che può essere più dinamica, coesa, capace di generare e fatemi salutare e ringraziare i tanti nuovi cittadini presenti anche oggi qui tra noi a testimonianza.
A testimonianza della loro voglia di esserci e contribuire alla partecipazione anche politica, del nostro Paese guardate pochi giorni fa in una città importante come Taranto, un uomo Bakary, Sacco di 35 anni, è stato ucciso, dicono gli inquirenti, perché era nero, è una vergogna, noi non accetteremo mai,
Lo dico a tutti, lo dico a tutti e in particolare ai nostri amici nuovi cittadini, e lo dico con pacifica fermezza, noi non permetteremo mai a nessun partito, ha nessun generale di provare a trasformare l’Italia nel Sudafrica degli anni 80, no no.
C’è poi c’è poi una questione italiana ed europea, il Mezzogiorno, la nuova emigrazione, lo spopolamento delle aree interne, oggi tra noi mi ha fatto molto piacere vederlo c’è il sindaco di San Paolo Albanese, il Paese meno popoloso della Basilicata, non il più piccolo,
Ed è una situazione difficile, ma noi abbiamo un’idea chiara, senza il Sud non c’è crescita nazionale e senza diritti uguali ovunque non c’è unità del Paese per questo ogni autonomia che produce divari più profondi è iniqua e mina la cittadinanza stessa di tutti, ma oggi,
Ma oggi la democrazia è la democrazia tutta ad essere sotto pressione, l’astensionismo, la sfiducia e il leaderismo, i tentativi di svuotare la Costituzione e ridurre la partecipazione a tifo. Noi vogliamo l’opposto, una democrazia che si ritrova e torna a far contare le persone con credibilità e coerenza tra parole e vita. Lo abbiamo ascoltato con grande chiarezza dagli interventi di questa mattina e sulla costituzione fatemi dire una parola sul referendum che c’è stato poco fa. Io voglio ringraziare di nuovo la lungimiranza di padri e delle madri costituenti loro, dopo la dittatura fascista, vollero scrivere insieme insieme la Carta costituzionale. Democristiani, comunisti, socialisti, repubblicani, liberali, azionisti insieme
E decisero che si poteva cambiare quella Costituzione, ma per farlo sarebbe stato necessario ricostituire quello spirito alto di confronto tra diversi, ecco l’arroganza con cui il governo ha calato la sua riforma, è stata la prova di quanto lontano sia oggi nella maggioranza di governo quello spirito di collaborazione per il bene comune grazie quindi ai nostri costituenti.
E i cittadini e i cittadini lo hanno capito bene, oltre le appartenenze politiche e hanno bocciato questo referendum e su questo Giro, anche se son pochi, noi siamo felici che ci siano, voglio ringraziare i tanti giovani che, con il loro voto al referendum hanno dato un contributo fondamentale alla vittoria referendaria.
Intanto intorno a noi il mondo cambia, la logica della forza prevale sul diritto, il multilateralismo si indebolisce, i diritti arretrano, i conflitti si moltiplicano in questo scenario, l’Europa è chiamata a una prova decisiva, scegliere se contare o dissolversi e qui ringrazio molto l’intervento di Romano Prodi, il suo contributo, la sua vicinanza alle sue parole, la sua elaborazione chiara da questo punto di vista crediamo in un’Europa più unita e irresponsabile, capace di difendere i diritti, pace e libertà di costruire sicurezza comune, di investire in diplomazia e cooperazione e fatemi dire una parola sul tema della guerra e sulla necessità della pace. Lo faccio dopo aver ascoltato il mio amico Marco Tarquinio con cui da tanti anni ci confrontiamo su questo
Non abbiamo mai ceduto alla tentazione, tanto di moda in questi anni, di guardare, commentare le guerre con la superficialità dei tifosi. Al bar sto con quello sto con quell’altro se dici questo se è un guerrafondaio, se dici questo sei un Paci finto, anche queste parole abbiamo dovuto imparare per poi passare con la stessa velocità di re, ma è tu che fai dove vai in vacanza quest’estate, ecco, no, conosciamo il dramma della guerra, di tutte le guerre, anche delle più lontane e dimenticate, quelle di cui non parla nessuno, certo, l’Ucraina, Gaza, i territori palestinesi in Libano, l’Iran, ma anche il Sudan Myanmar Haiti, lo Yemen, il Chivu non ci sono vite che valgono meno di altre o popoli che non meritano di essere ricordati
E in questi anni abbiamo provato a vivere e a fare nostra la saggezza antica della chiesa, ribadita da tutti i papi del 900 e del nostro secolo fino a papa Leone, che proprio l’altro ieri ha usato parole molto chiare su questo intervenendo alla Sapienza, ha detto che mondo stiamo lasciando un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerre. Si tratta di un inquinamento della ragione che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale. Il grido mai più la guerra dei miei predecessori, così consonante al ripudio della guerra sancito dalla Costituzione italiana, ci sprona a un’alleanza spirituale con il senso di giustizia che abita al cuore dei giovani, con la loro vocazione a non chiudersi tra ideologie e confini nazionali. Fin qui papa Leone
Ecco, ecco qui permettetemi una battuta, ma i miei amici lo sanno, capisco che siamo in un tempo in cui c’è chi non è cattolico e vuole insegnare ai cattolici come essere cattolici e anche ai papi come essere papi, ma noi ringraziando il cielo qualche coordinata Chiara ce l’abbiamo e ce la teniamo stretta e non ci faremo strattonare qua e là per la moda e la convenienza del momento la guerra, la pace, la vita sono argomenti troppo importanti per farne oggetto di polemicucce quotidiane per un po’di visibilità mediatica non è la nostra partita,
Per noi, per noi la pace resta un orizzonte politico realistico, non una parola astratta, ma un impegno che richiede istituzioni democratiche, forti giustizia sociale, rispetto dei diritti, responsabilità condivisa e iniziative coraggiose e generose. Per tutto questo oggi lanciamo un appello. È il momento di muoverci, mettere in connessione persone ed esperienze che già lavorano nei territori, nei Comuni, nelle Associazioni, nel terzo settore, nella cultura e nelle professioni, creare luoghi di confronto e proposta aperti, accoglienti, rimettere al centro Costituzione, ebbene comune, diritti uguali e doveri condivisi, comunità vive democrazia rinnovata e oggi abbiamo iniziato a farlo insieme ed anche questo non è scontato ed è importante in un tempo di forte individualismo. Vogliamo costruire comunità
Guardate anche in politica, purtroppo in troppi credono alla solita, alla sola logica liederistica e individualista in cui.
Alberto, ha parlato di favore, ne cito anch’io un’altra in cui arriva il capo tipo il pifferaio magico della favola, e tutti vanno dietro in allegria, no, non è la nostra idea di partecipazione, non è la nostra cultura, siamo persone libere che credono nella partecipazione dal basso nella costruzione di reti nell’incontro personale e che sono convinte che dinanzi a quello che sta accadendo non vogliono rimanere ferme ad osservare è arrivato il momento di muoverci, non possiamo solo aspettare per non cedere,
Per non cedere all’indifferenza e alla rassegnazione è il momento di fare un passo uno alla volta oggi abbiamo iniziato insieme e guardate, non è poco, non vogliamo solo lamentarci di ciò che non funziona o non ci piace, vogliamo e possiamo dare il nostro contributo, vogliamo vivere in maniera responsabile in questo nostro tempo difficile, senza alcuna nostalgia o vittimismi. Guardate, come disse Martin Luther King, può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla. Ecco, forse non siamo un applauso a Martin Luther King, direi che glielo possiamo fare
Forse forse non siamo responsabili di tante cose che non vanno e che non condividiamo della nostra società, ma realmente vi assicuriamo che faremo di tutto per cambiarle grazie a tutti.

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