TORINO: la coordinatrice regionale Elena Apollonio presenta DEMOS


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19 Dicembre 2018


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Care amiche e care amici

Perché trovarci qui oggi?

Io credo che ci troviamo qui oggi perché sentiamo che  questo è  un momento molto particolare dal punto di vista politico, economico, sociale

Un momento  segnato da  profondi mutamenti di cui noi tutti certamente abbiamo esperienza  e conoscenza :

Un tempo che è  segnato

-dalla radicale perdita di peso economico, ma soprattutto dalla radicale perdita di peso culturale e politico del nostro paese e della maggior parte dei paesi europei

-dalla scomparsa del  movimento operaio che era alla base del welfare delle socialdemocrazie

-dal crescente impoverimento del ceto medio

-dalla proliferazione di lavori apparentemente autonomi, ma che in realtà, lo sappiamo bene,  sono lavori subordinati camuffati da lavori autonomi, senza più quei diritti civili su cui si fondava il patto sociale alla base della nostra costituzione ..

1)A fronte di tutto questo, chi  è stato  colpito da queste trasformazioni e dalle disuguaglianze che ne sono conseguite,   è stato lasciato solo. Non vi è stata la capacità di capire fino in fondo e dare rappresentanza politica e sindacale a chi ha patito tutte queste trasformazioni.

Di qui la profonda  crisi dell’idea stessa di rappresentanza, della democrazia rappresentativa, e della stessa democrazia come conseguenza di non avere saputo rappresentare quei bisogni

…Crisi che ci  preoccupa e non ci piace e che ci interroga

Se la democrazia oggi è profondamente in crisi quali alternative si aprono?

2) Il ruolo della politica, è stato svilito , la politica (non senza una sua grossa responsabilità) è sempre più insultata, ridicolizzata, banalizzata…  i corpi intermedi, in tutta la loro articolazione hanno perso  autorevolezza

Ed è questo il motivo per cui, inevitabilmente,   tra popolo e potere politico si è iniziato a praticare  una comunicazione immediata , senza mediazione

Il mito di cui siamo invasi e pervasi

Quello della politica dei tweet e dei social che  è  gridata, corta, vittima del presentismo, di mancanza di profondità di pensiero

Un politica vittima di un eccesso di informazioni che ci investono, ma che insieme ci disorientano , non ci consentono di pensare , vediamo tanto, troppo,  ma  con poca visione.

…Siamo qui oggi perché questo svilimento del ruolo della politica  non ci piace e ci  interroga

Siamo sicuri che oggi ci possiamo permettere di archiviare tout cour la politica della rappresentanza e accettare che si affermi la tendenza in atto: dei leader in comunicazione diretta con il popolo? 

3) Se la democrazia rappresentativa non sta bene , se  la politica non sta bene, la società non sta meglio, oggi assistiamo a una società  frammentata, lacerata  e atomizzata …dove sembra non esserci più spazio per il dialogo, per l’ascolto delle ragioni dell’altro

E’ una società rassegnata, chiusa in se stessa

Siamo sicuri che possiamo fare a meno di una società dialogante, capace di parlare senza urlare e di reagire?

4) Infine ,  uno sguardo più ampio, alla terra, al nostro pianeta, che è lo spazio a cui  oggi, nell’epoca della globalizzazione, ci dobbiamo riferire come nostro destino,  e ai problemi globali che dobbiamo affrontare..

 Viviamo su un pianeta,  lo sappiamo,che  non gode affatto di salute. Secondo l’ultimo report dell‘ IPCC Intergovernamental Panel on Climate Change , non ci resta molto tempo , circa 12 anni, per invertire  la rotta

 I problemi  ambientali fino a qualche tempo fa ignorati o comunque rimasti ai margini,  devono ora e con urgenza essere posti al centro del dibattito politico, non c’è più tempo da perdere

E poi, il secondo grande tema globale , quello delle povertà, dell’esclusione sociale e delle  periferie , affrontato ancora in maniera del tutto insufficiente.

Sappiamo infatti che, sebbene sia diminuita la percentuale di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà,  tutte le città del mondo dovranno fare i conti con le periferie dove nel 2050 più del 70% della popolazione globale risiederà.

Sarà una popolazione povera, periferica

E dobbiamo allora oggi porci la domanda di quale società vogliamo, di quale modello di convivenza vogliamo.

Vogliamo una società che esclude e che difende  i privilegi di pochi o una società a misura dei fragili e quindi, in quanto a misura dei fragili,  a misura di tutti ?

5) Ma, se da un lato gli scenari sono questi e dobbiamo esserne consapevoli , dall’altro dobbiamo essere capaci di vedere le innumerevoli  esperienze  locali, regionali, territoriali  straordinarie  in ogni ambito, sociale, ambientale, economico nel campo della ricerca e dell’innovazione tecnologica di cui noi tutti abbiamo testimonianza.

Queste esperienze, queste energie vitali non solo  dobbiamo conoscerle, non solo dobbiamo sapere che esistono,  ma dobbiamo essere in grado di supportale ,  dobbiamo  rappresentare e dare voce a quello che funziona in questo paese, perché non occuparsi di quello che funziona è grave quanto non sapere affrontare quello che non funziona, anzi, forse lo è di più..

Perché, se da un lato c’è il pericolo di regressione, concreto, reale, dall’altro c’è però una coscienza che cresce anche se se ne parla poco, e non è frutto di atti eroici,  ma di vita quotidiana, di creatività che scaturisce forse  dal bisogno , o, forse,  da un’innata tensione verso il buono e il bello.

Da dove partire ?Da dove ri-partire?

Non abbiamo più molto tempo, lo sappiamo, ma un po’ di tempo ancora lo abbiamo e dobbiamo usarlo tutto

1) possiamo ripartire dalla politica, dalla democrazia rappresentativa ?

Forse …

A patto però che della democrazia siano ripristinate le due condizioni essenziali.

La prima: che venga garantita una possibilità reale di  crescita del benessere di tutti   in una condizione di uguaglianza nelle opportunità  (art 3 della Costituzione)

(….Possiamo riconsiderare il diritto al lavoro, il diritto all’abitazione, il diritto alla cura come temi prioritari  di un’ agenda politica? )

La seconda: che esista la possibilità di una partecipazione reale, consapevole, informata, di tutti i cittadini

(…Possiamo tornare a investire in cultura, in istruzione, in un’educazione diffusa e non piu’ reclusa , di cui tutta la società si faccia carico?)

Ripartire dalla democrazia rappresentativa forse si può,  ma a patto di ripristinare queste condizioni, altrimenti si fa solo inutile retorica  …perché senza queste condizioni  le persone  non se ne faranno più niente della democrazia!

Riaffermiamo il valore della democrazia che dialoga,che non grida, che è educata alla convivialità. 

Perché la parola che dialoga è molto più forte della parola, che ascolta solo se stessa, che vuole solo avere ragione; perché questa idea di democrazia  è infinitamente più potente , dei governi  autoritari e non più debole.

Uniamo  anziché dividere, ricreiamo reti sociali, spazi di dialogo. Riallacciamo rapporti tra mondi che non si parlano, in maniera solidale….Ecco perché democrazia solidale

I problemi globali  sopra richiamati, sono da affrontare  con concretezza e lo dobbiamo fare ora non  perché  vogliamo salvare il mondo, ma per la ricaduta che i problemi globali hanno nelle nostre vite, non in astratto:

…pensiamo ai cambiamenti climatici e ai problemi ambientali …pensiamo alle ricadute in agricoltura;…pensiamo ai fenomeni migratori ..alle ricadute che hanno nel nostro assetto sociale…

E’ del tutto evidente che non si fermeranno i cambiamenti climatici con politiche energetiche nazionaliste o sovraniste, e che non si fermeranno le ondate migratorie ergendo muri, o respingendo in mare, o chiudendo i centri di accoglienza, o negando i permessi umanitari.

Perché in questo modo si infrangeranno solo i diritti fondamentali, i diritti umani.

Avviandomi alla conclusione non posso che ricordare che le elezioni del prossimo anno del parlamento europeo  saranno culturalmente, politicamente e storicamente le più importanti da quando esiste l’UE.

E lo saranno perché quell’Europa  che ha distrutto ogni confine in giro per la terra oggi,  paradossalmente  si trincera, vuole erigere muri …

proprio quell’Europa che i muri li aveva abbattuti, l’ultimo, ce lo ricorderemo nel 1989 oggi invece , a fronte di una crisi che non è solo europea, immagina che innalzarli  nuovamente possa essere la soluzione vincente….

Noi non crediamo che questo abbia un senso né che sia praticabile,

Vorremo invece che l’Europa riuscisse a essere all’altezza di questa crisi da un punto di vista culturale,   strategico e  programmatico 

L’Europa, la potenza commerciale che abbiamo conosciuto  sta  finendo, restaurarla è impossibile; oggi possiamo però costruirne una  nuova, con nuovi cittadini,

Sull’Europa dobbiamo dirci però alcune cose.

La prima è che l’Europa del  dopo euro , e soprattutto del dopo crisi, è da ripensare radicalmente , questo ce lo dobbiamo dire.

La seconda è che dobbiamo pensare a una  riforma delle istituzioni europee, a quel livello di Europa che decide, a quelle  istituzioni che contano, che nulla possono dire se funzionano sulla regola dell’unanimità come attualmente capita.   

La terza è che dobbiamo abbandonare il rigorismo  basato sull’unico  pilastro della stabilità che è dannoso e che è stato dannoso  per tutti,  anche per la Germania.

Infine: dobbiamo dire che  l’Europa  non ha un senso senza un bilancio adeguato , senza una Costituzione , ma soprattutto senza una politica estera.

Fino a che non ci sarà un occhio dell’Europa ,  rivolto al Mediterraneo e oltre,  all’Africa, non arriveremo a una soluzione delle questioni migratorie

Nessuno parla più di un piano Marshall per l’Africa….

Dov’è l’Europa in questo?

Ecco allora, e qui concludo, perché, siamo qui oggi

Perché abbiamo un’idea di quale possa essere la strada da percorrere non solo per l’Europa ma anche per i territori e gli stati  che la compongono

Perché noi crediamo esista  un umanesimo democratico che va difeso, che è retto da una parola:  foedus ( da cui federalismo,)

che non è un patto commerciale, ma un patto che lega umanamente,

che è lealtà reciproca,

che è amicizia, che è affermazione di diritti.

E’ l’idea di un grande spazio dove c’è sì una sovranità,  ma dove i poteri sono decentrati, sui territori, e sono legati  da questo foedus.

E’ l’idea di comunità che si prendono cura delle persone, del patrimonio culturale materiale e immateriale e di tutta la vita che un territorio esprime.

Tutto questo non potrebbe essere l’idea su cui esprimere una missione europea?Di un grande spazio territoriale ma soprattutto culturale con questa visione?

Un’idea  da contrapporre all’altra, regressiva,  del rintaniamoci a casa nostra?

Cosa ce ne facciamo del nostro potere a casa nostra con i muri, con telecamere e antifurti, pronti a difenderci con spray urticante o pistole?

È questo il futuro che vogliamo?

Chiudo, questa volta davvero  con alcune domande.

Esiste allora possibilità di una democrazia rappresentativa non solo degli esseri umani ma solidale e rappresentativa di tutti gli esseri viventi?Della vita di questo pianeta?

Esiste la possibilità di un nuovo rinascimento che sappia porre al centro tutto il creato?Coniugando insieme cultura, vissuto, impegno, legami, solidarietà a partire da un foedus ?Da un patto che ci lega umanamente?…

Noi di DemoS ci crediamo.

Non per ragioni di buonismo, ma perché oggi  vogliamo scegliere   un cambio radicale di  passo che sappia promuovere una collaborazione globale ispirata a una  visione etica  di tutto il pianeta,  che riconosca   i diritti umani, lo sviluppo umano equo, la protezione dell’ambiente  e la pace come fattori interdipendenti e indivisibili per la stessa sussistenza di noi tutti.

Crediamoci, torniamo  a essere creativi, non abbiamo paura, non rassegniamoci, mettiamoci in gioco , facendo ognuno la sua parte

Ne nascerà qualcosa perché nella società e nelle persone, penso soprattutto ai giovani,  ci sono delle risorse che non immaginiamo.  

Elena Apollonio