Roma 13 luglio 2019 – Assemblea nazionale DEMOS

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15 Luglio 2019


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Paolo Ciani
Roma 13/07/2019
Auditorium Seraphicum

“Da ottobre sono successe molte, tante novità. Noi oggi ci siamo voluti ritrovare e cominceremo questa giornata con alcuni brevissimi ringraziamenti: innanzitutto voglio salutare e ringraziare Don Mazzi, ringraziarlo molto per la sua presenza, ringraziarlo non solo per ciò che rappresenta, per quello che rappresenta la sua vita, la sua storia, i tanti anni di impegno, ma anche perché è uno dei primi che ha creduto a questa nostra idea, questa proposta di Democrazia Solidale, ci ha incoraggiato sin dall’ inizio, ha accompagnato questo nostro percorso e ha invitato e sostenuto alcuni che si sono voluti impegnare con noi, e per questo lo ringrazio molto.

Come avevamo già detto ad ottobre, lo abbiamo detto in questi mesi, DEMOS voleva essere un soggetto che si costruiva dal basso, abbiamo iniziato a farlo in questi mesi, lo abbiamo fatto girando l’Italia, i piccoli centri, parlando con tanti, perché siamo convinti che ritrovarsi, parlarsi, incontrarsi, ha una grande forza, è qualcosa che manca, e quello che abbiamo costruito in questi mesi e l’Assemblea di questa mattina, ne è un primo tangibile risultato.

Oggi tra noi ci sono delle persone che si sono messe in gioco in questi mesi, in prima persona nelle loro città, nei loro ambienti, cominciando a parlare. Qualcuno candidandosi, altri cercando interlocutori per questa proposta, e lo hanno fatto in un tempo in cui sembra che parlare di politica o addirittura candidarsi, fosse qualcosa di strano, di sbagliato, qualcosa di scorretto.

Io credo che quelli che lo hanno fatto si sono calati in un ambito che non era il loro abituale, in un ambito che appare scomodo e da evitare per le persone della società civile, per le persone perbene. Sembra che la politica, che l’agone politico, sia qualcosa da evitare, ma noi non abbiamo pensato che non fosse così, anzi,  in un momento in cui la società, in un momento in cui la politica, è in crisi, proprio persone come noi, debbono mettersi in gioco, perché tanto della nostra Società, tanto dell’idea della politica come la pensiamo, tanti dei nostri valori, sono messi oggi in discussione, ed è innanzitutto loro che voglio ringraziare questa mattina, per essere con noi e per quello che hanno fatto con noi in questi mesi.

Primo tra loro voglio ringraziare Pietro Bartolo, il nostro caro Pietro, quello che abbiamo chiamato, con piacere e per tanto tempo, il “medico di Lampedusa” e continuiamo a chiamarlo così. E’ stata una persona che per il suo impegno, per quello che ha fatto per tanti anni con il suo impegno professionale, è stato testimone di qualcos’altro.

In un tempo in cui la barbarie sembrava e sembra avanzare nel nostro Paese, Pietro con questa sua candidatura ha toccato il cuore, la vita, la speranza di tanti, perché è una persona che parla della vita umana, di salvare le vite, non parla in teoria di migrazione, ma la sua vita e la sua testimonianza hanno avuto la forza di dare un altro segnale e questo è stato colto da tanti.

Sapete molti si sono meravigliati del successo di Pietro, noi no. Perché sappiamo che lì dove c’è un testimone credibile non solo arriva l’apprezzamento, ma, abbiamo scoperto che arrivano anche i voti.

Con lui voglio ringraziare tanti, sicuramente ne scorderò qualcuno e chiedo scusa preventivamente, voglio ringraziare Elena Apollonio e i nostri amici del Piemonte; Lorenzo Marchi, Massimo Carlesi, i nostri amici di Prato e di tutta la Toscana; Luigi Maccaro e  Walter Bruno Galasso e tutti i nostri amici di Cassino; Matteo Garofoli e tutti gli amici di Monterotondo; Corrado De Benedittis eletto in Puglia e gli amici pugliesi; gli eletti nei comuni minori, ho visto Clarissa Silvestri, ed altri, penso agli amici di Tivoli, di Civitavecchia, di Cagliari, che si sono candidati e non sono stati eletti. Quelli che ho nominato sono anche stati eletti e sono assessori e siamo molto felice che siano rappresentanti. Mi piacerebbe chiamarli con il termine militare – che non ci appartiene – di candidati semplici, candidati senza paracadute, candidati senza garanzie, senza sponsorizzazioni, con il rischio anche personale di fare una brutta figura o peggio magari di danneggiare le esperienze virtuose da cui provenivano, ma sono persone che si sono spese in prima persona e di questo veramente voglio ringraziarli uno per uno.

Insieme a loro voglio ringraziare i tanti che in giro per le nostre città, in giro per il nostro Paese, anche se non si sono ancora misurati con il voto, (ma presto lo faranno perché l’ anno prossimo si vota in molte regioni) hanno condiviso e vogliono condividere l’ idea che è il tempo di muoversi e che hanno trovato in Democrazia Solidale il luogo delle persone con cui impegnarsi per cambiare le cose. Ci sono tra noi i consiglieri comunali di Fiumicino, gli ex sindaci di Ragusa e Caltanissetta e con loro ringrazio i tanti amici siciliani che non solo hanno aiutato Pietro ma stanno condividendo la nostra proposta di Democrazia Solidale, gli amici del Veneto, delle Marche, della Campania, della Liguria, della Calabria, della Basilicata, della Sardegna, i nuovi amici perugini, che ho visto questa mattina.

Veramente grazie a tutti, è molto importante essere tanti oggi. Molte cose sono accadute da ottobre, sicuramente dal punto di vista politico ci sono state le elezioni, dal punto di vista sociale del dibattito pubblico, io però vorrei citarne solo alcune senza entrare nel merito e senza analizzare nel profondo, ma perché ci sembra, mi sembra, che siano significative del tempo in cui viviamo, questo tempo che più o meno silenziosamente, più o meno esplicitamente, sta cambiando nel profondo la nostra società sta cambiando noi stessi direi un tempo – don Antonio  – che spesso ci erode da dentro, erodendo l’anima dei nostri concittadini e c’è un tentativo in corso di un cambiamento, direi quasi antropologico e vorrei fare degli esempi piccoli, rapidi, concreti, di questo: la legge sulla legittima difesa, una legge che ha proposto armatevi e pensateci da soli, proposta da chi pensa e propugna la sicurezza e legata a questa legge, dei cambiamenti anche visibili nelle nostre città, manifestazioni di solidarietà a chi ha ucciso un ladro, una società che dovrebbe proteggerci, che ci dice prendetevi le armi e proteggetevi da soli. Un altro argomento che penso ne parleremo a lungo nei prossimi mesi, è il ritorno del discorso pubblico sull’eutanasia, è qualcosa che ci preoccupa molto, una spinta continua che ritorna ciclicamente sempre più forte. Ci preoccupa molto in profondo che una forza importante dell’attuale governo la sposi quasi completamente. E ancora, la vicenda della propaganda sull’ONG e gli sbarchi, guardate l’imbarbarimento, la violenza che c’è stata sulla capitana della Sea Watch, Pietro ne è stato un testimone oculare, la violenza sessista, la violenza di fondo che si è scatenata intorno a questo, è un segno dell’ imbarbarimento.

Quando noi pensiamo a quelle situazioni senza pensare che si tratta di esseri umani, è un segno dell’imbarbarimento. Noi non crederemo mai che chi non considera un essere umano, un bambino che muore, una donna che muore, un uomo che muore, poi possa veramente occuparsi dei suoi vicini, chi non crede che quella sia una vita umana.

Nonché il grande tema dell’inverno demografico, il nostro Paese continua a calare, non nascono più bambini, questo non è percepito come un tema, non è percepito come un problema, esce un rapporto dell’ Istat si fanno tre interviste, si continua con le politiche come prima, non può essere, bisogna cambiare.

E poi in ultimo, tema che vorrei sottoporre alla vostra attenzione, è quello della solitudine:  viviamo in un tempo in cui la solitudine è un grande grandissimo male, mi ha colpito molto, sono stato spesso a parlare nelle scuole, una volta in un liceo ho chiesto quali pensavano che fossero i problemi gravi dal punto di vista sociale, l’ immigrazione, il lavoro,  e alla fine io ho posto il tema della solitudine pensando soprattutto agli anziani e ci sono stati una serie di interventi di ragazzi sedicenni, diciassettenne, diciottenni, che dicevano sì c’è il tema della solitudine.

In questo tempo per la nostra società l’atomizzazione, la separazione, la rottura dei rapporti, è uno dei drammi più profondi e questo è qualcosa che c’entra con la politica, c’entra molto, perché mettere sempre gli uni contro gli altri ci ha portato a questo e questo va cambiato, perché è il dramma profondo della nostra società.

Tutto è rapido, tutto è veloce, tutto superficiale, ma la vita è complicata, la città è complicata la società è complicata, figuriamoci il mondo. Non basta un mi piace sui social o un insulto, bisogna fermarsi, bisogna incontrarsi, parlare, capire. Questo parlarsi, incontrarsi, capire, guardarsi in faccia, approfondire, ci piace. Ci piace molto, è qualcosa che ci piace nel profondo. Per questo le persone ci dicono che DEMOS è diversa, è un’altra cosa. Ce l’hanno detto tante volte, agli incontri, in campagna elettorale con Pietro, è qualcosa che ci ha fatto molto piacere. Qui c’è una qualità umana diversa, c’è un modo di rapportarsi diverso, è vero, ne siamo contenti, perché bisogna riportare un’altra qualità dello stare insieme, anche in politica. Questo è uno dei degli sforzi di Democrazia Solidale e per questo siamo molto contenti della crescita di DEMOS, perché è una rete dal basso, di uomini e di donne vere, con la vita di tutti i giorni, con i problemi di tutti, con le difficoltà, i desideri, anche le bassezze di tutti, i sogni di tutti, ma è una rete di persone che non si rassegnano a volere una società migliore, che non si ritraggono dal mettersi in gioco in prima persona per cambiare questa società e renderla migliore.

Molto spesso ci è capitato, nei primi mesi in Regione dopo la mia elezione, si commentava di questa mia presenza nei corridoi, collaboratori dei miei colleghi dicevano sì son bravi questi di Democrazia Solidale, son bravi perché si occupano degli anziani, dei “poracci”, delle persone, però ecco, non fanno proprio politica, ecco noi siamo molto felici di essere questo, quelli che si occupano degli anziani, delle persone, perché se fare politica vuol dire gli intrallazzi “aumma-aumma”, noi vogliamo fare altro.

Crediamo sia questa la bella politica, non vogliamo costruire un partito confessionale, ma un partito con delle idealità e dei valori chiari, perché crediamo che la fraternità, l’uguaglianza, la questione sociale, la pace, la salvaguardia del creato, la cittadinanza, la solidarietà tra le generazioni, la tutela dei diritti collettivi, e non solo quelli individuali, il sostegno alla famiglia, la natalità, siano ancora dei valori da mettere in politica e su cui impegnarsi per cambiare la nostra società. Siamo convinti che in tanti non trovano negli attuali partiti la risposta, la loro idea di città, di società, di politica, non trovano nella politica la loro idea di felicità e questo è un problema. Tante persone sono stanche, tante sono demotivate, arrabbiate, tristi, tantissime sono sole.

E’ necessario ridare speranza a tutti, per questo con umiltà ma con grande determinazione DEMOS vuole andare avanti, costruire dal basso, e arrivare, speriamo in alto, grazie veramente”.

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