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Roma | Barbara Funari: Roma «cantiere di speranza»

20 Gennaio 2025 Martina Fabiani Nessun commento RASSEGNA STAMPA BARBARA FUNARI, DEMOS

Il Giubileo come occasione per offrire opportunità ai più vulnerabili. Obiettivo è trasformare Roma in un modello di inclusione dove le parole d’ordine sono solidarietà, integrazione, lotta alla solitudine. Per questo «il cantiere dell’accoglienza non si può mai chiudere». Lo sottolinea Barbara Funari, assessore capitolino alle Politiche sociali e alla salute, in un’intervista a Roma Sette. Per Funari è un «cantiere di speranza» che punta a rispondere concretamente ai bisogni più urgenti.

Finanziate con fondi giubilari, due nuove tensostrutture apriranno entro gennaio in via delle Fornaci e presso la stazione Tiburtina, affiancandosi a quelle già operative a Ostiense e San Lorenzo che «hanno fatto il tutto esaurito in meno di 48 ore». Non è solo una questione numerica. «Siamo consapevoli che non sono la soluzione – sottolinea Funari -, ma da decenni il tema è quello della mancanza degli immobili». Nonostante ci siano molti edifici vuoti, nessuno è disposto a destinarli alla causa. «Vogliamo passare da mille a duemila posti per i senza dimora entro due anni – dichiara l’assessore -. La carenza di immobili adeguati complica il raggiungimento di questo traguardo e il problema è aggravato dal mercato immobiliare sempre più orientato al turismo. Abbiamo perso posti d’accoglienza perché molti proprietari hanno trasformato i loro immobili in bed and breakfast. Pur disponendo di fondi, spesso è impossibile spenderli. Abbiamo accolto con gioia l’appello del Santo Padre alle parrocchie e ai religiosi: abbiamo bisogno di spazi. A questa carenza bisogna aggiungere le iniziali resistenze dei cittadini che non vogliono strutture di accoglienza nei propri quartieri anche se poi a Roma prevale sempre l’empatia e sono i primi a rendersi disponibili».

L’idea è di fare delle tensostrutture dei centri di solidarietà e integrazione, e da febbraio saranno organizzate iniziative culturali e attività di supporto sanitario in collaborazione con l’Asl Roma 1. Non accolgono solo chi da anni vive in strada «ma anche lavoratori precari che non riescono a permettersi un affitto – prosegue Funari -. Ci sono storie che lasciano il segno, come quelle di donne over 60, spesso italiane, che trovano qui un luogo protetto dopo anni di difficoltà, o vittime di violenza domestica che trovano una prima via di fuga».

Con i fondi del Pnrr entro il 2026 saranno riqualificati edifici scolastici abbandonati per creare 150 nuovi posti. Tra le persone costrette a vivere in strada ci sono anche coloro che sono ancora in attesa del permesso di soggiorno. Urgono quindi tempi più rapidi per offrire integrazione. «Con il protocollo d’intesa siglato il 6 novembre con Unhcr si vogliono riconoscere i diritti dei nuovi cittadini – le parole di Funari -. Esiste già un’integrazione informale, vivono sul territorio. È urgente offrire integrazione formale anche a partire da un riconoscimento degli status giuridici». Passando al censimento dei senza dimora, avviato per la prima volta nel 2024, «i dati che circolano spesso non sono realistici – dice Funari -. Si parla di 25mila senza dimora a Roma, ma quel numero include residenze fittizie e virtuali. Il nostro lavoro con Istat ci restituisce una fotografia più precisa: circa 4mila persone vivono effettivamente per strada o nei centri di accoglienza».

La “notte della solidarietà” ha permesso di affinare questo metodo scientifico che ora è un modello per altre città. «Entro l’anno organizzeremo un nuovo censimento – rimarca -, coinvolgendo i giovani del servizio civile per ampliare il raggio d’azione». Per quel che concerne il tema del superamento dei campi rom, entro due anni è prevista la chiusura di un altro campo. «La vera notizia non è la chiusura – chiarisce Funari – ma il fatto che una famiglia ha finalmente una casa».

Altro tema centrale è la lotta alla solitudine degli anziani. A dicembre è stata inaugurata Casa Speranza a San Saba, cohousing per sei anziani in un appartamento confiscato alla mafia. «Non si tratta solo di offrire un tetto – specifica Funari -. Si crea una nuova famiglia». Questo progetto è parte di una strategia più ampia: trasformare le grandi case di riposo in strutture più piccole e familiari, con il supporto di finanziamenti del Pnrr. Entro febbraio sarà discusso in aula il Piano sociale cittadino 2024-2026 che punta anche a stabilire una partecipazione permanente tra amministrazione e terzo settore. «Dopo Mafia capitale, è fondamentale ricostruire fiducia – spiega Funari -. Tra le priorità c’è il coinvolgimento dei giovani, già attivato in incontri con la Consulta provinciale degli studenti». Le loro proposte spaziano dal contrasto alla ludopatia all’educazione civica, evidenziando una profonda voglia di partecipazione. «È importante ricucire il rapporto tra giovani e istituzioni – conclude -. Ogni incontro può cambiare la città».

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