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Roma | Funari, Chiuso senza sgombero il Campo Rom Lombroso

19 Settembre 2024 Martina Fabiani Nessun commento RASSEGNA STAMPA, Senza categoria BARBARA FUNARI

Chiude il campo rom di Monte Mario a via Cesare Lombroso. Si tratta del primo intervento del Piano Rom, approvato dalla Giunta Comunale a luglio 2023 e finanziato con 12,9 milioni di euro. Oggi il Dipartimento Politiche Sociali ridà l’area al Dipartimento Lavori Pubblici per i lavori nell’area di bonifica e riqualificazione, che verranno finanziati con i fondi del Pnrr. Da alcuni giorni sono partiti i lavori di pulizia all’interno dell’area, dopo che tutte le persone che vivevano lì erano state fatte uscire. Non è stato necessario infatti uno sgombero per i 33 nuclei familiari (147 persone) che vivevano da anni all’interno del campo. “Noi stiamo accompagnando le persone ad uscire dal campo da quando abbiamo preso i fondi – ha spiegato l’Assessora al Sociale, Barbara Funari – Una volta chiuso il campo continuerò a lavorare per loro. I fondi europei, infatti, sono stati stanziati per continuare a seguirli e avviare un progetto di inclusione”

Ma che fine hanno fatto allora queste persone? “Sono state messe a disposizione quattro case popolari ERP/Ater ad altrettanti nuclei familiari e 10 appartamenti presso il Sassat di via della Cerquetta – spiega l’assessora Funari – ci tengo a specificare che tutti avevano i requisiti per l’alloggio popolare. Altri  tre nuclei sono stati trasferiti in alloggi privati reperiti dall’ETS Cooperativa Programma lntegra, situati a Marino, Castel Gandolfo e Ariccia e infine sei nuclei ci hanno comunicato di avere una soluzione alternativa al campo. Ad oggi quasi tutti sembrano essersi trasferiti”. I Sassat sono strutture gestite dal Comune per evitare situazioni di emergenza abitativa, dove si può rimanere massimo ventiquattro mesi. Tutti i nuclei erano infatti idonei all’alloggio popolare, ma non erano disponibili al momento abbastanza abitazioni per sistemare tutti.

Leggi anche l’articolo di RomaToday qui sotto👇🏻

Chiuso il campo rom di via Lombroso

Quella di oggi è stata la naturale conclusione di un percorso di co-progettazione e co-programmazione annunciato alla fine del 2023, e che in meno di un anno ha portato a una nuova sistemazione per quasi tutti i nuclei residenti. A maggio scorso il sindaco Roberto Gualtieri aveva anche definito una data precisa: “Entro il 15 settembre Lombroso chiuderà”. 

Un investimento da 900mila euro

Quello del 16 settembre non è l’ultimo atto, ma un passo decisivo. Recependo la strategia nazionale di uguaglianza, inclusione e partecipazione di Rom e Sinti per il periodo 2021-2030, Roma Capitale ha investito 900mila euro per il Piano d’azione cittadino per il superamento del sistema campi. Lo scopo è quello di accompagnare le famiglie in un percorso di integrazione, inserimento in contesti abitativi dignitosi e ricerca di un’occupazione. Ma non solo: fondamentale anche la regolarizzazione documentale, una delle maggiori criticità evidenziate dal censimento del “villaggio” attrezzato. 

Funari: “Ci siamo concentrati sulle famiglie”

“Il percorso di quest’ultimo anno è servito a co-progettare e co-programmare insieme all’ATS con capofila Programma Integra – spiega l’assessora Barbara Funari – dialogando con il municipio, il dipartimento scuola, l’Asl e gli altri enti coinvolti. Roma vuole superare il sistema campi, per farlo abbiamo agito sui singoli nuclei, anche laddove non era necessario un supporto economico o abitativo. Ma siamo stati presenti, concentrandoci sulle necessità delle famiglie. Criticità molto grandi non ce ne sono state, forse lo scetticismo. Da troppi anni si annunciavano sgomberi, ma poi non accadeva nulla”. Il lavoro, però, non finisce con la chiusura di oggi: “Il finanziamento prevede un accompagnamento anche successivo – sottolinea Funari – proprio perché il focus non è il campo, ma sono le persone. Alcune hanno rifiutato ogni soluzione, ma sono uscite. Penseremo a come fare, sono un paio di nuclei”. 

Cosa diventerà il campo

Come da progetti Pnrr, l’area della baraccopoli diventerà un bosco urbano. Lo ha confermato anche il sindaco Roberto Gualtieri: “Abbiamo liberato e chiuso questo campo e adesso con le risorse europee sarà trasformato in un bosco urbano – le parole del primo cittadino – in cui saranno piantati 145 alberi e sarà collegato al parco del Santa Maria della Pietà”. Le operazioni di bonifica “sono già iniziate – ha continuato il Sindaco – ed è un intervento importante perché abbiamo trovato una situazione di estremo degrado, veramente incredibile”. Ma i tempi saranno rispettati: “Entro giugno 2026 lì ci sarà un bosco urbano”. 

Nessuno spiegamento di forze

L’area di via Vinci è inclusa nel progetto dei Programmi Urbani Integrati, riguardante il restyling del Santa Maria della Pietà e finanziati con fondi Pnrr. Dopo l’uscita delle 145 persone, il campo sarà riconsegnato al dipartimento lavori pubblici che sistemerà l’area per poi aprire il cantiere. Fino a quel momento, la sorveglianza sarà responsabilità del Comune di Roma, tramite gli operatori della polizia locale. “L’intervento di oggi – conclude l’assessora Funari – è stato estremamente tranquillo. C’erano il dipartimento politiche sociali, la Sala Operativa, il XIV municipio, oltre ai vigili e ad alcuni agenti del commissariato Primavalle, ma in maniera molto soft. Non c’è stato bisogno di ordinanze di sgombero né di ruspe come fatto in passato”. 

La situazione del campo prima della chiusura

In base al censimento concluso a dicembre 2023, nel campo di via Sebastiano Vinci 3 erano presenti 33 nuclei, per un totale di 145 persone. Di queste, 57 minori e sette anziani oltre i 65 anni, 49 donne, 38 minori femmine e 19 minori maschi. Undici le persone con disabilità riconosciute, di cui cinque minori. Inoltre, il censimento ha evidenziato la presenza di quattro persone con forti fragilità non ancora certificate. Al momento della chiusura ufficiale del campo, risulta che quasi tutte le famiglie residenti (la maggior parte di nazionalità bosniaca per un totale di 85 persone, i restanti italiani e una minoranza di apolidi) erano già state ricollocate altrove. 

Quattro case popolari assegnate

Nello specifico, l’assessorato alle politiche sociali e della salute del Comune fa sapere che quattro nuclei hanno ricevuto una casa popolare (Erp o Ater), poiché collocati già in graduatoria (e in una posizione utile). Altre dieci famiglie, invece, sono andate nel circuito dei Sassat. Questi nuclei, viene sottolineato, hanno i requisiti per ricevere una casa popolare ma privi delle risorse indispensabili per accedervi. Tre famiglie, in situazioni di fragilità, si sono trasferite in alloggi privati messi a disposizione dalla Cooperativa Programma Integra: si trovano a Marino, Castel Gandolfo e Ariccia. Sei nuclei hanno scelto di provvedere autonomamente, avendo strumenti e risorse per svincolarsi dal supporto dell’amministrazione. Per loro c’è stato solo un accompagnamento per le incombenze burocratiche. In totale, dunque, dei 33 nuclei censiti nove mesi fa, 23 hanno una nuova sistemazione. I restanti, per motivi di vario genere (dalla mancanza di documenti, all’età avanzata fino a problemi di salute) sono attenzionati dagli uffici comunali affinché si predispongano per loro soluzioni personalizzate di accoglienza, in strutture del circuito della Sala Operativa Sociale. 

Le attività fino a fine 2026

Chiusa la baraccopoli, proseguiranno le attività progettuali previste dalla strategia comunale. Fino al 30 giugno 2026 verranno portate a termine le azioni di accompagnamento e inclusione, mentre finiranno il 31 dicembre 2026 quelle legate all’emergenza abitativa. In contemporanea, proseguirà l’attività di regolarizzazione documentale “con speciale attenzione alla positiva conclusione delle procedure già avviate” fanno sapere da viale Manzoni. Particolare attenzione all’andamento delle iscrizioni scolastiche e al monitoraggio delle frequenze “al fine di migliorare il livello di scolarizzazione complessivo dei minori rom, potenziando inoltre gli interventi di supporto nella ricerca di tirocini e attività lavorative e di formazione professionale.

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