La corsa globale agli armamenti e l’impennata dei bilanci militari in Europa post-2022 stanno delineando uno scenario preoccupante. Come evidenziato dal recente rapporto di Archivio Disarmo “Europa: quale difesa?”, presentato alla Camera dei Deputati, ci troviamo di fronte a un trade-off economico inevitabile: l’aumento della spesa bellica rischia di generare un pesante spiazzamento degli investimenti civili e un ulteriore accumulo del debito pubblico negli Stati membri.
I dati parlano chiaro: quando ai cittadini vengono illustrati i costi reali e i sacrifici necessari in termini di welfare, la percentuale di chi favorisce un incremento indiscriminato delle spese militari scende drasticamente al 27%. Non si tratta di un’istanza ingenua o utopistica, ma della consapevolezza che le risorse sottratte alla sanità, alla scuola e alle tutele sociali indeboliscono il tessuto stesso della nostra società.
Una nuova idea di sicurezza
Come Democrazia Solidale, crediamo fortemente che il concetto di sicurezza non possa e non debba coincidere esclusivamente con la dimensione militare o con la deterrenza. La vera sicurezza si fonda sulla coesione sociale e sulla capacità di rispondere ai bisogni primari delle comunità.
«La sicurezza non coincide con la sola dimensione militare, ma significa anche lavoro, coesione sociale, diritti, lotta alle disuguaglianze, contrasto alla crisi climatica, capacità diplomatica, cooperazione con il Mediterraneo e con il Sud globale». — Paolo Ciani, Segretario di Demos e Vicecapogruppo alla Camera
Un riarmo parcellizzato a trazione puramente nazionale rischia di tradire il progetto politico europeo originario, nato proprio per superare i conflitti e promuovere un’integrazione basata sulla pace e sulla cooperazione. Per difendere l’Europa, dobbiamo prima di tutto chiarire quale Europa vogliamo costruire: uno spazio di diritti e solidarietà, o un insieme di superpotenze in competizione tra loro?
La sfida della politica oggi è rimettere al centro le persone, il lavoro e la giustizia sociale, garantendo che lo spazio fiscale e le risorse pubbliche rimangano orientati al benessere dei cittadini e alla risoluzione diplomatica delle crisi internazionali.
L’intervista al Segretario di Demos, Paolo Ciani
