Sintesi situazione della Sanità in Liguria


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13 Marzo 2024


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Dati demografici
- Abitanti al 1.1.22: 1 509 227 (in diminuzione costante negli ultimi anni)
- Saldo naturale 2022: -15 435
- Semi-super centenari al 2022: 37 (105 anni e più)
- Previsione dell’età media al 2031: 50 anni

Organizzazione della sanità in Liguria
- 5 aziende socio sanitarie territoriali: ASL1 Imperia (2 ospedali), ASL2 Savona (2 ospedali), ASL 3 Genova, ASL 4 Chiavari(1 ospedale), ASL5 LA Spezia (2 ospedali)
- 2 IRCCS Policlinico San Martino e Ospedale Gaslini - Pediatrico
- 2 ospedali a statuto speciale sul Genovese: Ospedali Galliera e Ospedale Evangelico Internazionale
- 1 Azienda zero: A.Li.Sa Azienda regionale
- 1 ospedale privato: Saint Charles di Bordighera

Problemi strutturali a livello regionale -

Criticità territoriali
La Liguria è in fase di spopolamento, un po’ per tasso di natalità, sotto la media nazionale, un po’perché, a parte la zona costiera, ci son porzioni dell’entroterra ormai quasi abbandonate dove si fa fatica a coprire tutti i servizi, anche quelli sanitari.
Soprattutto la provincia di Imperia e La Spezia sono in sofferenza nella garanzia dei servizi sanitari. In Provincia di Imperia si trova il primo ospedale privatizzato.

Criticità interne
Il blocco delle assunzioni, a livello nazionale, dal 2011 al 2018 ha di fatto creato una situazione di grave criticità in vista del pensionamento della generazione del boom demografico. Si stima che nella ASL 3, la più grande delle ASL liguri (4589 dipendenti al 31.10.2022), circa il 50 % del personale andrà in pensione nell’arco di 10 anni.

Di conseguenza, o si verificherà un sostanzioso piano assunzionale, o sarà un enorme problema e non sarà garantita la funzionalità del sistema. Questo è un trend a livello nazionale, ma, vista l’età media della Liguria, qui questo problema si fa sentire particolarmente.

Ad esempio i Medici di Medicina Generale (MMG) e i Pediatri di libera scelta (PLS) sono in continua diminuzione:

Negli anni scorsi le borse messe a bando per la formazione in medicina generale sono state sostanzialmente più o meno intorno alle 35/40 all’anno e, dal 2021 in poi, anche grazie al PNRR, sono stati incrementati i posti nella formazione. Purtroppo in questi ultimi anni, per la mancanza di attrattività della professione, non vengono coperte tutte le borse messe a bando per mancanza di adesioni.

Si può dire che la Regione non ha fatto le giuste previsioni in passato visto che, ad oggi, una parte sostanziosa delle cosiddette “zone carenti”, ossia zone rimaste senza MMG sono coperte, in deroga, dai medici ancora in formazione con massimali di pazienti sempre più alti.

Negli anni pre pandemia il trend più forte all’interno delle aziende sanitarie è stato quello di esternalizzare la maggior parte dei servizi non prettamente sanitari, contenendo la spesa per il personale ma, facendo crescere la spesa per l’acquisto di beni e servizi (2).

Il sistema sanitario pre pandemia, per quanto riguarda la parte di assistenza ambulatoriale, era saldamente ancorato sulle prestazioni fornite in ambito ospedaliero, falsando la percezione dell’effettiva capacità di produrre assistenza ambulatoriale sul territorio dalle ASL.
La pandemia è stato come un tornado che dopo il suo passaggio ha lasciato tutto stravolto. In primis il personale che, dopo un enorme stress, non ha più avuto un momento di respiro perché i pensionamenti hanno fatto sentire il loro peso.
Soprattutto tra il personale sanitario, lo scontento è molto forte. Esiste un forte tasso di dimissioni all’interno delle aziende sia di personale sanitario che non sanitario. I sanitari cambiano azienda, regione, paese o vanno nel privato, gli amministrativi/tecnici cambiano azienda.
I contratto del comparto sanità (amministrativi, infermieri, tecnici) è stato siglato scaduto nel 2022 (triennio 19-21) e allo stato attuale non ci sono svolte all’orizzonte. Il contratto della Dirigenza è stato appena riapprovato ma con diverse criticità.
L’altro canto di questo scontento sono le continue richieste di aumento di produzione ambulatoriale da parte di Regione che sembrerebbe essere solo un passaggio strumentale per certificare che il pubblico non riesce a produrre quanto ritenuto necessario e quindi, è fondamentale l’apporto del privato. È da sottolineare che non si possono certificare le necessità se non si ha un quadro chiaro della situazione ed è difficile averlo partendo solo dalla domanda del cittadino.

Già dal 2018 la Regione Liguria ha messo in campo un programma per il recupero delle liste d’attesa che, già all’epoca, mostravano delle sofferenze. L’indirizzo, tuttora vigente è di far intervenire i privati sulla parte di diagnostica ambulatoriale (TAC, RM, ECO) e di riabilitazione.

Esiste, anche se non si sa per quanto, ancora un limite all’acquisto di visite ambulatoriali e prestazioni chirurgiche su larga scala. Dopo la pandemia la politica della Regione è stata di eliminare tutte le barriere per l’intramoenia del personale medico, progetto RESTART, e aumentare in maniera consistente il budget agli statuti privati accreditati per le prestazioni ambulatoriali (per esempio sulla ASL 3, che ha 21 istituti convenzionati, si è passati dai 12 milioni precedenti alla pandemia, ai 14 milioni del 2022 a cui si sono aggiunti ulteriori 9 milioni per l’anno 2023).

Tutto questo drenando risorse all’Aziende socio sanitarie che hanno chiuso i bilanci in deficit ,come da una decina d’anni a questa parte.

Criticità sul cittadino
Dal lato del cittadino l’annoso problema delle “liste d’attesa” è evidente soprattutto sul frangente delle visite ambulatoriali, ancora fortemente centrate sulle strutture ospedaliere. Parte della difficoltà risiedere anche nel fatto che ai dirigenti medici, già in numero ridotto, non conviene lavorare con contratti esclusivamente pubblici e quindi la maggior parte fa intramoenia (con il famoso giochetto “nel pubblico tra sei mesi e da me in studio domani”).

L’attività chirurgica di elezione (quella programmata) ha ancora un ritardo accumulato durante la pandemia soprattutto in alcune branche dove esiste anche una carenza oggettiva di specialisti, si veda ad esempio la gastroenterologia.

Il forte disagio dei sanitari e la richiesta, da parte delle Direzioni, di sopperire alla mancanza di personale con quello che si ha in servizio, crea situazioni di forte attrito che sfociano in malessere organizzativo, incapacità di gestire le reazioni dei pazienti e dei parenti (vedi episodi di violenza verso gli operatori sempre più frequenti soprattutto in pronto soccorso, anche a causa di un diffuso disagio sociale) e un’assistenza che spesso ne risente in qualità.

Ciò è vero anche nelle degenze dove il tasso di occupazione dei letti richiesto dagli obiettivi regionali supera il 100% questo determina che i giorni di degenza media vengono risicati al massimo. La conseguenza principale è la dimissione dei pazienti anziani che necessitano ancora di assistenza a medio- bassa intensità verso il domicilio o verso le RSA. Spesso, per reazione, i familiari, quando ci sono e quando si trovano ad affrontare una dimissione così, spesso decisa un giorno per l’altro, provvedono anche a loro spese, al ricovero presso le RSA. Questo anche perché l’attivazione delle cure domiciliari, quando le accettano, non è garantita in maniera uniforme su tutta la regione.

In ultimo la carenza di personale, soprattutto nell’area emergenza (pronto soccorso) si fa sentire anche nella mancata garanzia di servizi come la guardia medica (assistenza di continuità assistenziale nei notturni e festivi), ormai quasi sempre con zone cronicamente scoperte. Nei Pronto Soccorsi e in altri reparti, la difficoltà di assunzione del personale, per i vincoli imposti alle Aziende, fa crescere il fenomeno dei cosiddetti “gettonisti”, ovvero medici non assunti ma pagati con gettone di presenza che, a fronte di un turno di lavoro, percepiscono uno stipendio decisamente più alto dello stesso turno coperto da personale strutturato. Così facendo i costi lievitano senza nessun beneficio per l’Azienda, se non la copertura del turno.

Novità dell’ultimo anno
La ristrutturazione di parte dell’IRCCS Gaslini, ospedale pediatrico di fama internazionale, di cui si prevede la conclusione entro il 2026, è stata finanziata con un partenariato pubblico privato. L’azienda che ha vinto il bando gestirà, per quanto riguarda i servizi non sanitari, il nuovo padiglione - padiglione zero - che di fatto sarà il cuore dell’ospedale, per i prossimi 19 anni. È stato più volte ribadito che la gestione della parte sanitaria sarà interamente pubblica. La rideterminazione delle prestazioni di riabilitazione per i bambini con disabilità è sfociata in un ricorso al TAR da parte del Corerh (Coordinamento regionale enti di riabilitazione handicap) contro la delibera di Alisa del novembre 2023 che prevede l’assegnazione dei trattamenti secondo pacchetti di prestazioni predeterminati in base a tabelle “che non tengono conto delle peculiarità individuali”, oltre al fatto che sembrerebbe prevista l’assistenza solo fino ai 15 anni.

Proposte

- In primo luogo è necessario fare una programmazione dettagliata dei bisogni di salute sul lungo periodo dei cittadini liguri. È un ambito complesso con molteplici fattori in gioco, per poter governare questo processo è necessario capire di cosa realmente c’è bisogno, superando l’ostacolo della medicina difensiva e andando alla radice dei bisogni contingenti. Solo così è possibile stilare una programmazione dettagliata delle prestazioni necessarie e del fabbisogno di personale che richiedono. In questo modo sarebbe possibile stabilire quello che eventualmente lasciare che producano i privati accreditati e ridistribuire i soldi, finora investiti senza troppa programmazione, per il recupero delle liste di attesa nel potenziamento mirato dei servizi territoriali.

- È necessario non sprecare i fondi del PNRR, ancora non è stato reso pubblico come verranno utilizzate le “Case di Comunità”, costruite con i fondi del PNRR che tutti le fanno e nessuno sa cosa farsene. Potrebbero diventare quel raccordo tra ospedale e territorio di cui si sente molto bisogno.

- Rispetto alla sempre più massiccia presenza del privato nella fornitura di prestazioni ambulatoriali sarebbe utile che invece del messaggio “dal privato faccio prima e son contento” passasse quello che al privato interessa il guadagno e dell’appropriatezza di quella prestazione piuttosto che di una, magari meno costosa, non interessa per nulla.

- Sempre nel solco di una programmazione dettagliata è necessario stimare un fabbisogno dei posti letto necessari e la loro distribuzione, questo è fondamentale per dare una risposta strutturale al problema dello stazionamento per giorni in Pronto Soccorso che ne causa l’intasamento.

- Superare il fenomeno dei “gettonisti” procedendo alle assunzioni e farsi promotori di una contrattazione più equa.

- Costruire una rete solida di cure domiciliari in tutta la Regione, potenziando e non affossando il ruolo del MMG, di modo da limitare gli ingressi degli anziani in RSA e coprire anche quelle aree più periferiche o dell’entroterra. Questo dovrebbe andare di pari passo con un viva gli anziani diffuso.

A cura della Segreteria Demos Liguria

Fonti

  1. Dati demografici: http://dati.istat.it/Index.aspx?QueryId=18967
  2. Dati pre pandemia: https://www.agenziacoesione.gov.it/wp-content/uploads/2021/12/
    Progetto_ricerca_spesa-sanitaria_CPT-Ricerca.pdf
  3. Il personale del Servizio Sanitario Nazionale - Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari
    Regionali: https://www.fimmg.org/index.php?action=pages&m=view&p=32120&lang=it
  4. https://leg16.camera.it/561?appro=94
  5. https://www.genova24.it/2024/01/terapie-bambini-disabili-in-liguria-gli-enti-della-
    riabilitazione-presentano-ricorso-al-tar-371883/