Sul Corriere. Il Terzo settore e la politica, la sfida del progetto Demos.

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16 Marzo 2021


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di Elisabetta Soglio su Corriere Buone Notizie

Cara Elisabetta,
ho letto con interesse la provocazione di Silvia Stilli (Bn, 9 marzo) e seguo il dibattito sul coinvolgimento del Terzo settore nella vicenda politica del nostro Paese. Uno dei primi a intervenire, sul Corriere della Sera, è stato il mio «capo», don Antonio Mazzi, presidente della Fondazione Exodus a cui appartengo. Aprire strade impossibili, questo il concetto di fondo, inventare percorsi laddove non ci sono. Perché dalla cura delle persone fragili, degli adolescenti abbandonati dagli adulti, alla cura delle città, il passo è breve. Come trasformare la nostra esperienza di impegno sociale in un nuovo paradigma per la politica? Come si è detto, è finito il tempo del collateralismo ma forse stiamo correndo il rischio di aspettarci un tempo della cooptazione. Per qualcuno ha funzionato, ma non può essere questo il metodo. Io penso che dobbiamo avere il coraggio di «scendere in campo» con tutti i criteri della politica: candidarci, fare liste, diventare rappresentativi perché prendiamo voti. Questa è la regola della democrazia e solo in questo modo si esce dalla condizione di «prestati alla politica». Perché alla fine, la politica «ufficiale» ti può coinvolgere perché hai la faccia e la storia che possono funzionare in campagna elettorale ma poi appena non servi più torni ad essere un semplice ornamento. Noi ci abbiamo provato, insieme con la comunità di Sant’Egidio, Exodus ed altre organizzazioni del Terzo settore, abbiamo dato vita ad un partito politico vero e proprio, Democrazia solidale – Demos, nato alla fine del 2018. Ci siamo candidati in varie parti d’Italia, abbiamo coinvolto amici, sostenitori, associazioni per provare a portare dentro la politica quello spirito di servizio peculiare delle nostre storie. Il segretario nazionale, Paolo Ciani, è consigliere regionale del Lazio ed è candidato alle primarie a sindaco di Roma. Abbiamo altri consiglieri regionali, consiglieri comunali, sindaci e assessori. Io sono cresciuto negli scout, sono responsabile di una comunità terapeutica e da due anni sono assessore alla Coesione sociale del comune di Cassino. È tutta un’altra storia: bisogna confrontarsi con gli altri partiti nelle maggioranze di cui facciamo parte oppure, in altri casi, bisogna essere minoranza con spirito costruttivo. Bisogna confrontarsi con gli apparati amministrativi con i quali governiamo i territori, compiere una fatica quotidiana per mescolare professionalità e volontariato, carisma e istituzione, sogno e realtà ma questa fatica rende le cose solide e durature. Non è per niente facile tenere insieme l’appartenenza associativa e l’esperienza politica ma la sfida forse è proprio questa: provare ad essere noi stessi la sintesi di queste due anime di una stessa prospettiva, quella del servizio all’uomo e alla città nella quale abita.
Luigi Maccaro

Caro Luigi,
grazie per questa testimonianza. Il tema è all’ordine del giorno. Nel frattempo, al governo non ci sono “esperti” del Terzo settore ma politici puri: aspettiamo di capire chi gestirà la delega e come si muoverà, perché anche questo può essere significativo. Magari anche un politico può «mescolare professionalità e volontariato, carisma e istituzione, sogno e realtà», che ne dice? Il dibattito, ovviamente, continua.

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