«Tutto per riannodare i fili di una comunità come la nostra complicata, e per restituire una cultura del “noi” da anteporre alla logica dell’“io”»
Gianni Liviano, un anno fa l’elezione alla presidenza del Consiglio comunale di Taranto. Dodici mesi dopo, si ha la percezione che lei sia ingabbiato nel ruolo. È così?
«Sono stato il primo, probabilmente, nella storia di Taranto ad essere eletto all’unanimità. E con quel voto il Consiglio, di fatto, mi ha chiesto di essere garante di processi di democrazia e di terzietà rispetto alle dinamiche di parte, pur essendo un componente della maggioranza e pur sostenendo il sindaco Bitetti e pur facendo parte, a livello valoriale, del centrosinistra. Ed in questo contesto, provo a essere garante delle diversità affinchè tutti, nell’aula consiliare, si sentano liberi nel rispetto degli altri. In una fase iniziale del mandato direi di esserci riuscito, adesso va meno bene»”.
E per quale motivo?
«Forse perché le appartenenze partitiche possono essere prevalenti rispetto alla ricerca del bene comune. A volte, del resto, può accadere che qualcuno possa essere più disponibile alla ricerca del consenso di parte che alla soluzione dei problemi comuni».
Presidente, ma seduto sulla poltrona posta più in alto nell’aula consiliare si sente ingabbiato, ingessato, o no?
«Inevitabilmente chi ricopre un ruolo simile, deve essere sintesi di tutto e mediazione tra le differenti sensibilità politiche presenti, con l’obiettivo di dare alla nostra comunità le migliori risposte per i tanti temi presenti sul tavolo».
E allora, tracci il bilancio del suo primo anno da presidente della massima assise cittadina.
«In questi primi 12 mesi, grazie alla presidente Mignolo (Affari generali), all’impegno dell’assessora alla Pubblica istruzione (Simeone) e al presidente della commissione Servizi, Tartaglia (di recente dimissionario, ndr) abbiamo costituito il Consiglio comunale dei Ragazzi e delle Ragazze. Ma non solo. Abbiamo istituito la Consulta dei presidenti dei consigli dei Comuni della provincia ionica, avviato anche dei corsi di formazione e dei momenti di approfondimento su alcuni temi. Inoltre, abbiamo avviato in Consiglio il percorso per costruire dei processi di comunità culminati con la Carta della Pace. Tutto questo, per riannodare i fili di una comunità come la nostra complicata, e per restituire una cultura del “noi” da anteporre alla logica dell’“io”. Sinora hanno aderito a questa nostra iniziativa 180 enti».
Intanto, nei giorni scorsi, c’è stata un’altra iniziativa che l’ha vista tra gli organizzatori.
«Sì, abbiamo organizzato una tre giorni dal tema: “Taranto nel lago del Mediterraneo”. Ci siamo confrontati con tante personalità di rilievo. Penso all’ex ministro Giovannini e ai rettori delle università pugliesi che si sono mostrati disponibili, ad esempio, a partecipare a un consorzio per dar vita a un’università del Mediterraneo a Taranto. Ma oltre a loro, non posso non citare il vicepresidente della Cei, monsignor Francesco Savino, Paolo Verri, l’assessore regionale Eugenio Di Sciascio, consiglieri regionali e altre personalità che ringrazio ancora per il loro contributo».
Qual era l’obiettivo di questa tre giorni?
«Ci siamo confrontati avendo in mente un’idea per la quale i Giochi del Mediterraneo non sono un evento solo sportivo, e quindi non esiste solo la città delle infrastrutture, ma anche delle persone. Già, le persone… Tornando alla domanda sul mio attuale ruolo, intendo questa fase della mia vita in cui sono impegnato in Comune e nella società come un nobile strumento quotidiano per cambiare la narrazione della nostra città. Siamo abituati al lamento, criticando spesso solo gli errori altrui. Certo, la diffusa insoddisfazione nasce dai disagi reali e da molte esistenze precarie, in bilico, ma detto questo deve comunque essere ribaltata questa narrazione costruendo una città della speranza al posto di quella attuale, del lamento continuo. Per far questo, però, serve assolutamente una pianificazione strategica che solo il Consiglio comunale, in maniera condivisa, può attuare. Del resto, a Torino, in occasione delle Olimpiadi invernali accadde proprio questo. E poi, se la politica investe nei processi di cambiamento culturale della città, anche la qualità della politica, ovvero delle future classi dirigenti, ne risentirà positivamente».