Trump prepara il terreno per conteggi e riconteggi. Una manovra alla House of Cards

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1 Agosto 2020


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Di Mario Giro su HuffingtonPost

Guardatevi gli episodi da 2 a 5 della quinta stagione di House of Cards per capire cosa sta accadendo attorno alle elezioni USA, le più importanti del mondo democratico.

Nella fiction Underwood crea ad arte una tensione interna per costringere i governatori ad organizzare centri di voto in modo da influenzare il voto e diminuire i votanti. Poi durante lo spoglio post elezioni, si organizzano varie contestazioni di brogli per impedire che alcuni Stati chiave dichiarino i risultati. Si porta la cosa per le lunghe finché non deve intervenire un voto, prima del Congresso (andato a vuoto per parità), e poi senatoriale. Così lo sfidante Conway perde elezioni già vinte.

Ora vediamo la realtà. La proposta di rimandare il voto fatta circolare dal clan Trump va nella stessa direzione: si spande diffidenza su possibili brogli in modo da avvelenare un clima già molto deteriorato; si mette le basi per un blocco dei conteggi e riconteggi; si apre alla possibilità di infiniti ricorsi fino al blocco delle dichiarazioni dei risultati.

Tra fiction e realtà non c’è tanta differenza. Il sistema giuridico americano apre alla possibilità di illimitati ricorsi durante i conteggi e i riconteggi. Le corti locali e statali hanno molto potere nel processo (quello di bloccare un riconteggio per esempio o di invalidare parte dei risultati). Sappiamo il modo in cui in America sono scelti giudici e quanto siano direttamente sottoposti alle influenze politiche. Soprattutto nella delicata fase della dichiarazione ufficiale dei risultati, anche una sola contea può bloccare uno Stato e quest’ultimo l’intero processo. In America ci sono esperti in questo tipo di manovre. Oltre House of Cards abbiamo visto tanti film su tali vicende. Ma soprattutto abbiamo dei limitati ma significativi precedenti nella storia USA dell’Ottocento.

Per tali ragioni esiste negli Stati Uniti la prassi della “concessione” (da noi abbastanza inutile): quando i risultati sono più o meno acquisiti (anche se non del tutto completi) si guarda alla tendenza e lo sconfitto putativo ammette (cioè “concede”) la vittoria al vincitore presunto. E’ un modo fair play per non andare fino in fondo a possibili polemiche e ricorsi che metterebbero in crisi l’apparato democratico americano, il quale in questo vitale settore della democrazia (cioè le elezioni) è significativamente fragile e facilmente frangibile. Tra l’altro ogni Stato vota in modo diverso (tecnicamente) e possiede le sue regole. E’ ciò che fece Gore nei confronti di Bush jr. dopo i primi riconteggi nel voto del 2000: aveva probabilmente vinto le elezioni ma preferì (o fu caldamente consigliato di) non scardinare il sistema e “concesse”.

In America se un elezione è “too close to call”, cioè i due gareggianti sono testa a testa, tutto diviene possibile. Basta creare il contesto giusto. Le prossime presidenziali USA rischiano questo destino. Qualcuno sta preparando il peggior scenario. Speriamo solo che il voto sia talmente chiaro ed evidente da non dar adito a critiche e dubbi. Altrimenti l’annuncio fatto sembra alludere a brutte sorprese che non aiutano la democrazia già piuttosto in crisi nel mondo. 


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